Intervista con i This Is A Standoff

Andiamo a conoscere una dei migliori gruppi del Punk Rock Holiday 1.8, che ha chiuso i set al beach stage: i This Is A Standoff. E questa è la mia chiacchierata con Steve, cantante e chitarrista del gruppo.

 

I: Ciao Steve! Qual è la tua prima impressione del festival?
S: è la prima volta che vengo qui, qualcuno dei ragazzi è già stato qui, ma qua è davvero una figata! Mi piace venire in Europa, perché ogni volta che ci veniamo c’è un’atmosfera diversa, sapevo che qui sarebbe stato figo, ho visto le foto, sono stato a Lubiana un paio di volte, ma questo è meraviglioso. L’intero viaggio è stato incredibile. È qui c’è una fonte d’acqua fresca giusto dietro il palco… wow! Abbiamo suonato al Brakrock e anche quello è un festival incredibile, piccolo ma con tanta gente che incontro spesso ad altri festival, anche nel corso degli anni, e penso che succederà lo stesso oggi. È questa sorta di famiglia punk che viaggia per l’Europa alla ricerca di festival!

 

I: Cosa pensi della decisione di togliere le barriere?
S: Penso sia giusto. Non mi dispiacciono le barriere quando hanno un senso, ad esempio in qualche club, dove è una questione di sicurezza. Ma qui, dove ognuno trova spazio e può prendere delle decisioni in sicurezza, è fantastico. Capisco le barriere quando servono a proteggere, non qui.

 

I: A volte essere qui mi ricorda la scena DIY. A proposito di questo, cosa pensi della scena DIY e della scena punk in generale?
S: Ricordo che, molto prima dei This Is A Standoff, con l’altro mio gruppo, Belvedere, abbiamo iniziato nel 1995, ed eravamo abituati a questa sorta di scena da scantinato, piccolo spazi culturali, era lì che suonavamo. Poi abbiamo iniziato con concerti più grandi. Ma, ad esempio, ieri sera abbiamo suonato su un pavimento in Italia, vicino al mare, in questo piccolo posto, ed è stato così figo! E ti fa ricordare che ‘oh, già lo facevamo tutto questo!’ Quando la gente ti ricorda com’era… e personalmente amo la scena DIY. Continuo a fare un sacco di cose per la band, ad esempio il booking dei concerti, per tutte e due le band, con l’aiuto di amici. La scena sta crescendo. Sì, penso che sia molto forte in Canada e anche in Europa.

 

I: Forse è il periodo storico in cui viviamo, la situazione socio-politico in cui viviamo, ma credo che un sacco di band stanno nascendo, o se non altro un’attitudine punk. Cosa ne pensi? Credi che la situazione mondiale fa sì che la gente si ribelli contro il Sistema attraverso la musica?
S: Sì, penso che sia molto importante adesso per i gruppi punk usare la propria voce per esprimersi perché c’è un sacco di gente ora che vuole reprimere la nostra abilità di parlare e di pensare contro il Sistema, quindi credo sia ora che il punk prenda il commando e dica: ‘queste sono cazzate, non è giusto!’.

 

I: Ci sono gruppi che vuoi vedere oggi? Com’è il rapporto con altre band quando siete in tour?
S: Abbiamo un sacco di amici qui. Abbiamo incontrato i Lagwagon oggi, dividiamo la stanza con gli Adrenalized. Ho appena visto gli Adhesive… abbiamo tante storie in comune con queste band. Ci conosciamo da un sacco di tempo. È fighissimo, sembra di tornare a scuola, tipo le feste di classe, è fantastico, scambiarsi le foto dei figli… – risate.

 

I: Qual è la cosa migliore che ti è successa sul palco e la peggiore?
S: La miglior cosa… Passavo la paggior parte del tempo con la testa giù, sai, solo suonare, suonare, suonare. La maggior parte del tempo in tour… Adesso che ho quarant’anni, e non è più una cosa full time riesco davvero ad apprezzare tutto questo. A volte, la sera del concerto, penso: è fantastico! Ho iniziato a suonare in gruppi punk quando avevo 17 anni, ed è incredibile essere così fortunate da poter suonare in tutto il mondo di fronte a tanta gente. Quindi è una cosa quotidiana, a volte è meglio di altre, a volte non posso credere di star ancora facendo questo! Cosa peggiore… non è successo spesso… ho avuto un incidente con i Belvedere, eravamo in tour con i Rise Against, e mi è venuto questo raffreddore terribile, era la data principale del tour, eravamo a Montreal, e non potevo cantare. Ma poi salta fuori che i nostri amici, I Mute, erano in tour, e fortunatamente Étienne conosce gran parte delle canzoni e poteva cantare per me. Quattro o cinque canzoni e poi arriva un altro amico che ne ha cantato altre, e poi niente, abbiamo preso qualche ragazzo dal pubblico per cantare. Tutti venivano da me, è stato un momento incredibile nella mia carriera. Non ho ricordi brutti dei tour.

 

I: Meglio così! Avete qualche sorta di preparazione prima di salire sul palco?
S: Negli ultimi dieci anni è più una cosa vocale, riscaldare la voce e cose così. Non mi importava quando avevo vent’anni, ma adesso… sono vecchio! Quindi sì, mi preparo per lo show. Non voglio passare per il vecchio rigido, voglio saltare, voglio muovermi, quindi devo preparami, essere pronto.

 

I: Quali sono i piani della band?

S: Quando finiamo il tour vediamo, magari qualcosa di piccolo, non so, perché veniamo da diverse parti del Canada, io sono di Calgary, gli altri sono lontani. È impossibile scrivere nuovo materiale. Ma ogni tanto, quando c’è l’occasione, qualcosa facciamo. Lo stesso con i Belvedere, in qualche modo siamo ancora attivi, e abbiamo questo tour in Sud America e poi qualche data in Europa. Insomma ora suoniamo part-time! Ma chissà, il prossimo anno magari sarò qui con i Belvedere!

Io lo spero tanto, ma nel frattempo ringrazio Steve per la sua disponibilità e per la bellissima chiacchierata!

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