Intervista con i Comeback Kid

I Comeback kid sono un gruppo hardcore, duro e puro, che ci ha regalato un grande show durante il Punk Rock Holiday. E questa è la mia chiacchierata con Jeremy, chitarrista della band.

 

I: Qual è la tua impressione del festival? È la prima volta per te, vero? Cosa pensi di tutto questo?

J: Avrei volute essere sveglio durante la strada. Abbiamo viaggiato tutta la notte, e la mia testa era tipo bang-bang, contro il finestrino, non è stato piacevole e quindi stavo dormendo quando siamo arrivati. Non ho guardato fuori! Ma appena siamo scesi, ho detto, che figata! E devo dire una cosa, tutti qui raccolgono le immondizie! Ci sono moltissimi altri festival in cui trovi bicchieri di birra ma qui tutti raccolgono la loro roba. Il fiume è pulito, neanche un mozzicone! C’è molto da imparare da questo festival!

 

I: Cosa pensi del fatto che non ci siano barriere?

J: Lo adoro! Odio le barriere! Questo è l’ambiente che stavamo cercando. Sentire l’energia. Posso capire alcune regole dei festival, l’assicurazione… ma in fondo, cos’è il punk hardcore se non urlarsi in faccia?!

 

I: Quindi preferite suonare in piccoli club? Dove si può ancora suonare sul pavimento…

J: Esatto! Cioè, capisco l’importanza di suonare in grandi festival, perché sai, c’è gente che ti conosce di nome e poi puoi dire, oh eccoli, adesso so come son fatti. Ma, ci sentiamo a casa in piccoli club con duecento ragazzi sudati. Puoi sentire l’energia.

 

I: Qual è la miglior cosa che ti è successa sul palco e la peggiore?

J: Mmm… la peggiore. Non so. Quando qualcosa non funziona! Soprattutto se sei stretto con i tempi, e non capisci cosa non funziona, diventi nervoso, e hai tutta quella gente che aspetta nel backstage. Ecco, questa è la mia ansia personale. La cosa migliore è quando vedi un ragazzo, che magari è venuto pure senza amici al concerto, e lo vedi che sta assorbendo la musica. A volte quel ragazzo viene da te e ti dice grazie, “perché la tua musica mi ha aiutato quando ero a scuola“. E tutto questo diventa speciale per me. Perché ero quel ragazzo. Adesso ne ho quaranta di anni, ma essere un musicista e essere in grado di lasciare un segno nella vita di qualcuno, aiutarlo a superare una giornata, quello è il momento migliore!

 

I: Avete avuto un forte impatto nella scena punk hardcore. Come la vedi ora la scena punk/hardcore?

J: è cambiata, è più mainstream. Ma allo stesso tempo, cerco di tenere quest’attitudine ‘ad ognuno piace ciò che piace’. E anche se è più mainstream, anche se ci sono più persone a cui piace la musica punk, non c’è motivo per andarci contro. Finché non diventa super alla moda, che può complicare le cose, finché sei fedele al tuo cuore… tutto va per il verso giusto. È come un’onda sai, a volte ci sono grandi gruppi in giro e tanta gente a cui piacciono, poi questi gruppi spariscono e succede altro. Ma odiare delle band solo perché sono famose non ha senso. Le cose cambiano. Mi piace pensare all’idea dei primi anni del punk, alla scena DIY, ma era impossibile far rimanere le cose così per sempre. Quindi, se senti qualcosa lasciati andare.

 

I: Sì, ad un certo punto, anche se diventi mainstream è l’attitudine che fa la differenza.

J: Esatto. Io mi guadagno da vivere con il gruppo, ma ho ancora qualcosa dentro. Altrimenti, se fossi interessato solo ai soldi sarei andato a suonare qualcos’altro. Ad un certo punto, quando sei una band giovane, hai pubblicato due album, ti chiedi: continuiamo così o ci separiamo e ci troviamo un lavoro vero? Ma io volevo essere un musicista fin da ragazzo. E sono abbastanza fortunato da suonare un tipo di musica che amo, mi pago le bollette, mantengono mio figlio. La vita prende un altro significato quando cresci ma puoi ancora aggrapparti a quelle cose importanti che vengono dalla tua giovinezza.

 

I: Rimanere fedeli a se stessi. Riuscite a godervi tutto il festival?

J: Vorrei! Eravamo al fiume prima, e stavamo dicendo, se ci invitano di nuovo, stiamo tutta la settimana, ci portiamo le famiglie…

 

I: E vi fate la vacanza!

J: Esatto! Domani suoniamo in un festival completamente diverso in Repubblica Ceca; si chiama Brutal Assault, che è tipo un festival metal. Quindi andiamo dal punk al metal, ma sai, siamo una band hardcore, quindi ci infiliamo ovunque!

 

I: Ci sono band che vuoi vedere oggi?

J: Beh, i Terror, sono nostri amici, insomma, abbiamo iniziato nello stesso periodo, inizio 2000, ma sarà figo vedere anche band come i Mad Caddies. Voglio godermi l’esperienza del festival, non importa chi suona, l’importante è viverlo.

 

I: Fai qualcosa prima di salire sul palco?

J: Io… beh, faccio qualche sprint sai, come prima di una gara di corsa. Ho bisogno di ossigeno nel corpo. La scorsa notte, ho corso in un piccolo vicolo. E poi… che energia!

 

I: Il tuo gruppo è cambiato negli anni, ma siete ancora al top. Quali sono i piani futuri?

J: Abbiamo alcuni tour, fino alla fine dell’anno. E poi ci prendiamo una pausa perché… sta per arrivare un altro bambino!

 

I: Oh, congratulazioni!! (e qui stavo per commuovermi…)

J: Ho un bambino e arriverà una femminuccia… I ragazzi del gruppo sono davvero comprensivi… non abbiamo piani per il prossimo anno ma scriveremo del materiale nuovo, e poi magari in tour, magari tornare qui.

 

I: Con tutta la famiglia!

J: Oh, sarebbe il mio sogno!

 

Lo speriamo tutti Jeremy! Nel frattempo grazie mille e voi ragazzi continuate a sentire i Comeback Kid!

 

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