Recensione: This Means War – Heartstrings

Se siete amanti dell’hardcore più melodico, dovreste dare un ascolto ai This Means War: direttamente dal Belgio, questi cinque ragazzi furono già membri di band come Discipline, Convict, Backfire!, Hidden Guns e altre ancora. Non a caso queste hanno dato un’impronta musicale alla band, cui si aggiungono (secondo il mio orecchio) 7Seconds, H2O, Anti-Flag e un pizzico di Oi! dei nostri tempi. Nel 2017, anno della loro formazione, hanno pubblicato il loro primo EP Sailing Anarchy, e nell’immediato inizio del prossimo anno uscirà, tramite l’etichetta Demons Run Amok, il loro primo album completo dal titolo “Heartstrings”. In anteprima assoluta, vi parlerò di questo lavoro cercando di non svelarvi tutto per non rovinarvi la sorpresa.. (non garantisco di riuscirci).
Nel frattempo, potete però ascoltare la prima traccia “Why We Fight”, un melodico inno punk rock e ribelle che apre con determinazione il disco.
E già nelle prime tracce trovo quella canzone che mi fa luccicare gli occhi: si tratta della successiva “Pressure”, una canzone che continuo ad ascoltare ad alto volume nei momenti ‘più giù’, un po’ frequenti in questo periodo. Mi serviva una canzone così, bravi.
Ma basta piangerci addosso: “Hang ‘em High”, con il suo suono cattivo, e “The Unseen”, dal tono un po’ più allegro, ci fanno tornare sui binari, conducendoci alla prossima traccia, “Off With Their Heads”, cover di una bellissima canzone di un gruppo che amo alla follia, ossia gli Old Firm Casuals. Sarò estremamente di parte (e non lo nego), ma questa cover, nonostante la band abbia seguito fedelmente la linea musicale della canzone originale, ha comunque un tocco molto personale della band, il che mi piace (inoltre, mi sbaglierò, ma credo che il loro nome derivi proprio da loro).
Greed Is Out” è incline verso l’oi!: il ritmo picchiettante e deciso fa da sfondo ai cori di un ritornello molto orecchiabile.
Ed ecco che arriva la via di mezzo tra una canzone speranzosa e un po’ malinconica, “What Are Friends For”. La parte di chitarra mi prende un sacco, è come se ‘illuminasse’ la canzone, molto bello l’effetto ottenuto.
Le seguenti “I Found The One” e “The Hand That Feeds” sono tranquille e hanno uno stampo tipicamente melodico, diversamente da “Devil In Disguise”, un mix di folk e di un pimpante punk-rock, più duro nel ritornello.
La traccia finale, “Forever”, sarà un caso, ma mi ricorda i nuovi Cock Sparrer: la chitarra definisce la semplice e pulita melodia, incorporata dall’oi! tipico del loro stile. Devo dire un bell’impatto!
Nel complesso mi è sembrato un album ben riuscito e ben registrato, sono curiosa di beccarli dal vivo, sarebbe bello anche qui in Italia. Intanto vi lascio con un po’ di curiosità nell’attesa di poterlo ascoltare.

VOTO ALBUM: 8

Recensione a cura di Chiara Piva

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