Weekend antipsichiatrico nella Venezia che resiste

Questa casa non è un albergo e gli psichiatri non sono boy scout – Venezia

Visto che a noi punk demoralizzati, anarchici incazzati, rivoluzionari sui generis, blanquisti squattrinati e fan sfegatati di Rosa Luxemburg fa specie qualsiasi forma di autorità repressiva e inoltre dicono di noi che oltre a non essere nemmeno “l’un per cento” siamo pure una manica di matti, ci teniamo a ribadire quanto siamo schifati dalla psichiatria intesa come metodo per internare, isolare e lobotomizzare chi persegue una vita differente.
A questo proposito, l’Ex-Ospizio Occupato di Venezia ha ospitato il Week-end Antipsichiatrico, che ha previsto nella sua prima serata un concerto hardcore punk sufficiente a giustificare questo articolo.
Ma innanzitutto una manciata di parole per descrivere la tre giorni. Partito il tutto l’otto marzo con il concerto, il nove invece si è tenuta la proiezione del documentario “Diagnosis Difference” (che indaga sulla psichiatrizzazione spesso forzata delle persone trans negli Stati Uniti) e a seguire dibattito, mentre il dieci il centro occupato ha ospitato alcuni ragazzi del Collettivo antipsichiatrico Camuno di Brescia e occupanti di Laborie, in Francia. Momento in cui tutti hanno potuto condividere ed esprimere opinioni sulle pratiche e sulla repressione perpetruata con la psichiatria. Durante le giornate si sono tenuti buffet Vegan benefit.
Lo spazio in cui si è svolto tutto questo è l’Ex-Ospizio occupato, nei pressi della Fondamenta delle Terese a Venezia, che resiste alla gentrificazione, alla militarizzazione crescente e alla commercializzazione della città. Messo all’asta dai proprietari, l’Istituto Ricovero ed Educazione, e abbandonato sino all’occupazione avvenuta il 4 novembre 2013, occupazione che l’ha reso una casa e un luogo d’incontro. I ricchi hanno un albergo in meno in cui soggiornare, poverini. In questi anni ha ricevuto costanti diffamazioni da parte dei media (per esempio articoli di merda editi da riviste sulla cui qualità c’è molto da discutere come Il Gazzettino), minacce di sgombero e controlli della polizia.
Il concerto si è svolto come si svolgono gran parte dei concerti hardcore punk: spazio stretto ma non troppo, distro, bancone del baretto, energia e no fasci/sbirri/sessisti/amici di queste grette categorie + fuoco alle galere. Cosa decisamente importante: si è trattato di un benefit per i/le compagn* arrestat* nelle operazioni poliziesche di Torino e Trento.
Una band aveva il cantante malato, ma come ben si sa i seguaci del DIY sanno arrangiarsi anche nelle situazioni più sgradevoli ed è andato tutto per il meglio. I veronesi Reset Clan sono stati esemplari, apprezzato in particolare il loro pezzo “Oro sui denti”, e a mio avviso sono stati il miglior gruppo della serata (senza nulla togliere agli altri, eh). Gli Angossa di Verona hanno come motto “bestemmie, hardcore e vino”, sufficiente a descriverli visto che hanno tenuto fede al credo. Presenti anche i vicenzini Silenzio, che raccolgono influenze anche da generi esterni all’hardcore, e i Banchina Terrorists che hanno dato fiato alle trombe con il loro raw punx. Insomma, in una città preda dei turisti ricchi, degli speculatori, delle grandi navi e del suo primo e poco voluto sindaco di destra, servono proprio serate e pomeriggi come questi, capaci di risvegliare le coscienze e smuovere le gambe sia nella ferocia del pogo sia nelle marce di protesta che spesso latitano in alcuni luoghi ma che si ergono sempre più come cocenti fiaccole e bastioni per un futuro che sta appassendo sotto ai nostri occhi.

 

Please follow and like us:

Leave a Comment

Solve : *
26 + 12 =