Recensione: Santa Viola – s/t

EP di debutto per i Santa Viola

“E fu così che, anno dopo anno, imparò la lingua dei corvi. Si narra che l’ultima cosa che disse, prima di morire, fu cra”
Punk e sperimentalismo molto spesso sono andati a braccetto. Basti pensare agli olandesi The Ex e Rondos, ad Arto Lindsay e al carrozzone No Wave newyorkese, ai vari deliri post-punk che si sono appropriati di suoni estranei al rock ‘n’ roll come i The Pop Group e The Slits, all’ondata post-hardcore degli anni Novanta capeggiata da Fugazi, Nation Of Ulysses e compagni.
Oggi vi parliamo dei Santa Viola con il loro EP self titled. Senza ombra di dubbio la band ha più punti in contatto stilistici con la vecchia scena di rock alternativo (quella di Üstmamò e compagni) che con i Wretched o i 5° Braccio, pertanto se siete grettamente affetti dalla mania del mono-gusto non vi attizzerà gli animi di depressione come invece agli appassionati dei Sonic Youth.
Gli accorati e lunghi pezzi (rispetto alla media, messi a confronto di “Tubular Bells” chiaramente appaiono al massimo come intermezzi) sembrano narrazioni in diretta del proprio disagio interiore e sono spezzati da parti strumentali. Questa Reggio Emilia triste non la conoscevo, però ammetto che è meravigliosa.
I pezzi di questo EP dei Santa Viola vanno dal minuto e mezzo di “Sorella” ai sette minuti di “La donna più vecchia del mondo”, che sostituisce la voce maschile con una femminile. I compromessi musicali variano, per esempio “La quiete, la sua ombra” è piuttosto calma, mentre “Animale” è una traccia più agitata e “Rissa al campetto” strazia con il pathos drammatico.
Non ho molte informazioni biografiche sul gruppo. Si sono formati nel 2010, vengono da Reggio Emilia, gli “piace il rumore ma inseguono la melodia“, hanno suonato in spazi sociali e questo è il loro primo album, co-prodotto da Lostdog Records e Scatti Vorticosi Records, che sono certo susciterà la gioia degli appassionati del punk “esistenzialista” alla Essere, IlTeatroDelleOmbre o Eco. Certo, non si tratta di hardcore vero e proprio, c’è molto di più tra le tinte e le trame di questo muro di suono ben congegnato. Post-hardcore Proust punk è una definizione corretta?

Recensione di Alessio Ecoretti

 

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