Recensione: The Old Firm Casuals – Holger Danske

vi parliamo del nuovo album degli Old Firm Casuals!

Inutile dirvi che per me è un onore poter scrivere questa recensione e inutile dirvi il perché (mi pare talmente ovvio). Vi dico però che per l’ormai quartetto di San Francisco è difficile sbagliare un colpo. Ancora una volta lo dimostrano portando un album variegato, preciso, non monotono che rende interessante l’ascolto: “Holger Danske” è uno di quei dischi di cui non ci si stanca facilmente. Uscito in anteprima digitale il 15 Febbraio, è disponibile materialmente dal 15 Marzo grazie alla Pirates Press Records (per gli USA) e alla Demons Run Amok Entertainment (per l’Europa), per di più in una gamma di vinili colorati che rende il tutto ancora più affascinante.
Parlando della parte musicale, gli Old Firm Casuals riescono a toccare vari generi rendendoli propri, dando il loro riconoscibile stampo (cosa non facile, dato che oggigiorno molti ragionano solo in “o bianco o nero”), forse anche perché sono degli ottimi musicisti ed intenditori. Per riassumere, potremmo ora definire il loro stile riprendendo il titolo di una canzone di questo album, ossia “Casual rock ‘n’ roll” (come pensato anche da altri).
Passiamo alle canzoni: una delle mie preferite di quest’album è proprio la prima traccia “Get Out Of Our Way”, canzone tiratissima e cattiva, indirizzata a tutti quelli che non hanno creduto in questa band e che ne hanno sparlato e disprezzato (come affermato da Lars stesso in una recente intervista). Una canzone che dedicherei volentieri “al mio nemico”, proprio come hanno fatto loro, in un certo senso.
Dall’hardcore della prima traccia si passa a “Motherland”, il cui ritmo oi! con un pizzico di rock ‘n’ roll ti trascina in una melodia molto orecchiabile e soddisfacente. Primo singolo estratto dell’album, andate a vedervi il video se non l’avete fatto!
Stando sulla scia rock ‘n’ roll, troviamo la vivace “Pendulum” seguita dall’interlude “De Ensomme Ulve”, che parte con un riff stile AC/DC che fa da protagonista per tutta la traccia; il finale di questa ci accompagna alla canzone “portante” dell’album, ossia “Holger Danske”, canzone per me ben pensata e curata. L’intro col giro di chitarra acustica spezzato da una melodia decisa e malinconica (che si ripete poi anche più avanti nella canzone) è una perfetta combinazione che rende questo pezzo davvero imponente; il riff di chitarra dà quel tocco in più, tipico del loro stile. L’effetto ottenuto è a dir poco glorioso.
“Casual Rock ‘N’ Roll” credo non abbia bisogno di presentazioni, il titolo dice già tutto: ritmo travolgente e allegro, assolo di chitarra da rockstar e battiti di mani, l’unica cosa da fare è buttarsi in pista spensieratamente!
Rimaniamo in pista, stavolta con cattiveria, perché arriva “Traitor”: Lars e Casey si alternano in quest’atmosfera hardcore rabbiosa, e non ce n’è più per nessuno. Decisamente una canzone che picchia, e decisamente una delle mie preferite. Arriva poi la melodia di “The Golden Fall Pt.1” a calmare le acque (e la mia rabbia interiore lol), ma la carica di Casey in “Thunderbolt” ci riporta sulla retta via; inoltre la sua voce riflette la sua fermezza su di essa. Bellissima!
L’assolo a mille all’ora di “Overdose Of Sin” preannuncia una canzone coi fiocchi: in neanche due minuti regala forti emozioni e dimostra la grande tecnica musicale di questi ragazzacci.
Siamo quasi giunti alla fine, lo capiamo dalla tranquillità (rispetto alle altre tracce) di “Nation On Fire”, che ci dà un attimo di tregua (in senso buono, ovviamente) in classico stile Old Firm Casuals. Ma Gabriel e Lars ci prendono gusto con gli assoli, e per l’ultima traccia “Zombies”, dopo un intro di batteria seguita da basso, partono a mille per chiudere l’album in bellezza. Mi piace un sacco anche il passaggio al ritornello, cantato da Casey, dove la chitarra dal palm mute passa a una ritmica più rock con suoni più aperti e melodici, come nell’intro.
Che dire, sarò di parte ma non si può negare l’evidenza: gli Old Firm Casuals sono sicuramente una delle migliori band in circolazione, riescono a combinare alla perfezione tradizione ed innovazione, sono originali e ormai un’icona. Nulla da aggiungere, solo che dovete venire un po’ più spesso in Italia!

Voto: 10/10

Recensione di Chiara Piva

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