Intervista con gli A.I.D.S.

La nostra chiacchierata con gli A.I.D.S. di Pordenone

Eccoci qua con gli A.i.d.s., gli amici inseparabili di sempre. Questa nuova band della provincia di Pordenone ha da poco pubblicato il primo album “Spazi Aperti, Muri Ovunque”, dopo diversi concerti nell’ultimo anno. Vediamo, dunque, cosa ci raccontano!

Radio Punk: Ciao amici e benvenuti! Come di tradizione, presentatevi a chi non vi conosce in totale libertà…
Aids: L’idea della band parte da Sbando(bassista) e GG(cantante). Come sonorità volevamo stare nell’hardcore anni ’80 e GG voleva finalmente suonare in una band in cui potesse cantare e basta senza badare troppo alla chitarra. Così al bar dei cinesi, è venuto fuori il progetto!

RP: Spiegateci un po’, come vi è venuto in mente il nome e cosa significa per voi?
A: Il nome nasce da un’idea di Dezo(batterista) che voleva un nome potente e che rispecchiasse l’ironia con cui prendiamo noi stessi, cosa che si vede nei testi. L’acronimo poi è venuto fuori a prove in maniera assolutamente goliardica. Dandogli un significato più profondo, l’AIDS è una malattia creata dall’uomo e ciò riflette molto la società odierna che è piuttosto votata all’autodistruzione.

RP: E’ uscito da pochissimo il vostro primo disco “Spazi Aperti, Muri Ovunque” presentato al Bar XXIV di Fiaschetti di Caneva(PN) del mitico Eddy. Che ci raccontate a proposito di questo album?
A: Questo disco è… Semplicemente ciò che siamo. Breve, diretto, intenso, senza respiro. Canzoni corte, senza fronzoli, venute fuori molto velocemente e che sono state tirate fuori facilmente. Appena avuti un po’ di pezzi pronti abbiamo registrato da Vendra(chitarrista) alla Dirty House in presa diretta grazie al supporto tecnico di Serpico. Ringraziamo anche Alan per il logo e Elia per le grafiche. I suoni sono sinceri e che fanno risultare il tutto come suoniamo dal vivo, cosa fondamentale per noi.

RP: Quali tematiche affrontate nei vostri testi?
A: I testi si ispirano a quello che si vede ai giorni nostri. Il fatto di essere dipendenti da tecnologia e social network, di essere diventati così narcisisti e più in generale tendiamo come esseri umani a sopravvalutarci. Dovremmo essere più umili e vederci per come siamo veramente. La cosa particolare e che ci piace è che i testi sono scritti da un po’ tutti. All’inizio usavamo la tecnica del cut-up: ognuno scrive una frase non legata alla frase precedente e senza vederla. Poi GG prendeva, riassumeva, faceva un puzzle dando un senso logico. Ciò che ne risulta è un testo aperto a diverse interpretazioni.

RP: Quali sono le band e gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato? E quanto è stata importante la vostra esperienza in altre band?
A: Ci ispiriamo all’hardcore punk anni ’80 come detto prima, con qualche spunto post-punk e tra le band vogliamo citare i G.L.O.S.S., band queercore transfemminista. Ci ha affascinato di loro la storia che pare che l’epitaph gli abbia proposto un contratto e loro li hanno sfanculati e si sono addirittura sciolti.
Le band precedenti ci hanno aiutati nell’avere un legame già tra di noi e nell’essere più veloci nel comporre e organizzare. Oltre che a mettere dei paletti e delle esigenze che magari nelle band precedenti non siamo riusciti a soddisfare.

RP: Come sta andando l’attività live? Che riscontro avete trovato? Avete già un tour in programma?
A: Finora abbiamo avuto un ottimo riscontro, addirittura siamo stati chiamati a scatola chiusa merito anche come detto prima delle esperienze avute da noi in altri gruppi. Siamo molto contenti di aver suonato e di avere delle date fuori dal pordenonese, cosa non facile per noi che veniamo da una scena non molto movimentata. Adesso le cose non possono che peggiorare! Ahahah!

RP: Come vedete la situazione attuale del punk? Rispetto a quando avete mosso i primi passi in campo musicale, che differenze trovate?
A: A Pordenone ci sono molti meno gruppi, ma in giro per l’Italia ce ne sono parecchi. Ci sono scene molto attive in giro e quindi direi che è in salute. Più che il genere, è l’attitudine, la mentalità punk che continua ad esistere, perchè ci sono tanti sottogeneri, declinazioni, evoluzioni. Magari non ci si supporta troppo a volte, ma ci sono un sacco di band. Nella stessa sera a volte capita che ci sono tre o più eventi. Poi come detto ci sono zone più attive.

RP: Che valore e che ruolo date all’aspetto do it yourself? E a quello culturale, sociale e politico?
A: DIY è la base. Facevamo le cose seguendo l’etica DIY prima ancora che sapessimo cosa significasse! Non sarebbe punk senza do it yourself. Ad esempio abbiamo registrato qui da noi, è questo oltre ad essere per noi eticamente corretto è molto appagante. Nonostante non siamo nati come band per fare politica, cosa che non ci interessa, non siamo completamente distanti dalla questione politica e lo si vede in alcuni testi come in “La Prova Dello Specchio” o in “L’imbarazzo della scienza” in cui c’è anche una critica ai fascio-leghisti. Per concludere, siamo sicuramente contro la situazione attuale, inoltre suoniamo in spazi sociali e li sosteniamo attivamente.

RP: Guardando alcuni video e leggendo alcuni testi abbiamo notato una componente ironica, goliardica e trash. Come mai la scelta di inserire questi elementi?
A: Di sicuro per ironizzare. L’ironia è una chiave per veicolare certi messaggi senza puntare il dito e senza mettersi in cattedra a insegnare niente a nessuno. Come genere il punk è un genere che deve dare fastidio, deve andare contro-corrente. Il trash e la goliardia sono sicuramente sfaccettature dell’ironia.

RP: Quali sono i progetti futuri e i sogni nel cassetto che sperate di realizzare?
A: La pace nel mondo! Ahahah. Non c’è un cazzo da sperare. ahahah! C’è da lavorare sodo, prendere, suonare il più possibile, ovunque e creare più rapporti possibili con le persone. Noi alla fine suoniamo per passione, quindi zero aspettative, ciò che arriva arriva!

RP: Siamo ai saluti, vi ringraziamo moltissimo e vi lasciamo al consueto spazio libero dove potete dire quello che vi pare ai nostri lettori! Grazie e alla prossima!
A: Porcodio! Cosa volete che vi diciamo… Rendetevi conto in che cazzo di mondo vivete!
Pagate i contributi, pagateci la pensione e grazie mille Radio Punk!

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