Recensione: Bad Religion – Age of Unreason

I Bad Religion colpiscono ancora!

Come già anticipato in settimana, il leggendario gruppo californiano ha pubblicato il loro diciassettesimo album in studio, Age of Unreason, dopo averci deliziato con alcuni singoli i mesi precedenti.

L’album, che contiene 14 tracce, inizia proprio con i singoli che abbiamo già avuto modo di apprezzare, Chaos from Within, My Sanity e Do the Paranoid Style. Tre canzoni che ci calano subito del sound classico dei Bad Religion e nell’atmosfera dell’album: politica, critica della società e uno sguardo acuto sui problemi del mondo. Da quarant’anni ormai i Bad Religion ci hanno abituato alla loro feroce e intelligente critica sociale che spazia dalla politica americana, all’ambiente, alla religione, alle destre estreme e verso una società più equa. Tutti concetti che tornano in Age of Unreason. Una della cose che mi hanno sempre sorpreso dei Bad Religion è la loro capacità di scrivere delle lyrics incredibili unite a delle sonorità che ormai sono diventate un marchio di fabbrica: sezione ritmica sparata, chitarre veloci che ricordano i loro primi anni più hardcore unite a una melodia sia sonora sia della voce. Dopo le prime tre tracce, lo stile delle canzoni continua su questa linea appunto, come con Candidate, una delle canzoni più riuscite secondo me, con un intro quasi folk (forse ispirato all’album solista di Greg) che poi lascia spazio agli accordi punk che tutti conosciamo, mentre poi si torna alla velocità, e di molto, con Faces of Grief.

Altra canzone molto particolare e allo stesso tempo ben riuscita è Big Black Dog, nella quale si possono sentire quasi dei beat elettronici. Anche con Downfall e Since Now possiamo ascoltare un sound leggermente diverso, più moderno, più pop, passatemi il termine.

Nella versione cd scoprirete inoltre che alla fine di What Tomorrow Brings, classicissima canzone alla Bad Religion, ci sarà The Kids Are Alt-Right e come bonus track The Profane Rights of Man, entrambe uscite come singoli nei mesi scorsi.

Cosa posso dire di quest’album? È essenzialmente un ottimo lavoro, degno della loro lunghissima carriera, e come sempre dimostrano di aver ancora qualcosa da dire e da insegnarci. E dunque cliccate su play e prendete nota, i Bad Religion son tornati!

VOTO: 8/10

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