Intervista ai Derozer!

Ecco la nostra chiacchierata con i Derozer, storica band vicentina

E in un caldo pomeriggio di giugno incontriamo una delle band più rappresentative del punk rock italiano degli ultimi 30 anni… I mitici Derozer!

Radio Punk: Inizio dicendo che è un grande onore sedermi con Seby e scambiare quattro chiacchiere con lui e così iniziamo subito con la prima domanda, ovvero, che sensazioni provi a fare questo tour, una celebrazione, in giro per tutta l’Italia, com’è il responso del pubblico?
Seby Derozer: Per ora abbiamo fatto quattro date, date che rimarranno davvero nella storia dei Derozer, non solo perché, come dicevi, è un evento importante, visto che si festeggiano sia i trent’anni di formazione della band sia i vent’anni di Alla Nostra Età. Quindi doppio appuntamento molto importante e devo dire che i punk rockers in Italia stanno rispondendo davvero molto bene!

RP: Dopo l’album, uscito ormai un anno mezzo fa, quali sono i piani? Tornerete in studio, darete un seguito?
S: Sì, sì, sicuramente sì. Registreremo ancora qualcosa però seguiremo ormai quello che è il trend, ovvero usciranno dei singoli, ogni tot mesi uscirà un singolo e poi eventualmente quando avremmo raggiunto un numero sufficiente di pezzi potremmo inciderli in un album. Però è difficile, magari qualche edizione strettamente limitata. Perché come sai ormai i dischi non li compra quasi più nessuno…

RP: A parte i fedelissimi…
S: Sì però i fedelissimi sono quelli che sono. Li faremo giusto per loro, insomma una cosa per fedelissimi!

RP: Allora lo aspettiamo! Collegandoci a questo, come vedi la scena, è cambiata? È trent’anni che sei nel giro, ne avrai viste…
S: sì, quando siamo partiti noi il punk rock era una cosa da disgraziati, non ti cagava nessuno. Poi c’è stato il revival degli anni ’90 e noi eravamo lì in prima linea, travolti da quest’onda, che è stata la nostra fortuna anche. Poi l’onda è calata e ora il punk rock è tornato nella dimensione che, secondo me, gli appartiene cioè di essere comunque un genere antagonista. Anche se è difficile fare punk rock ora in Italia, così come lo era quando abbiamo iniziato noi trent’anni fa. Ci vuole molta più grinta, passione, coraggio, determinazione. Purtroppo spesso le nuove generazioni tendono a volere tutto e subito, ma non è così, noi ne siamo la prova. Migliaia di concerti sulle spalle, di cui centinaia a costo zero, per cui ci vuole tanta tanta tenacia. Con i social si tende a voler raggiungere tutto subito ma purtroppo, o per fortuna, non è esattamente così.

RP: pensi sia anche una questione politica, c’è meno voglia di ribellarsi, di dare un messaggio? Perché questa è una componente fondamentale del punk.
S: Senza dubbio. Tuttavia bisogna anche vedere com’è la situazione economica del paese, tutto sommato la gente sta ancora bene in Italia, perché, per quanto si lamentino, si sta bene: il sabato sera trovare un ristorante libero fai fatica, se vuoi un volo low cost lo trovi, insomma, la gente non sta ancora così male e secondo me la rivoluzione è difficile farla con la pancia piena. C’è un benessere diffuso e questo va a scemare quello che è lo spirito rivoluzionario. Colpa anche dei genitori forse delle nuove generazioni…. Che sono un po’ troppo agiati e tendono a guardare solo le loro cose.

RP: Parliamo di musica invece, hai un ricordo particolare di questi trent’anni? Qualcosa successo live, qualcosa di strano…
S: Ah, tantissimi! Ora, io non ho contato tutti i live che abbiamo fatto, sono sicuramente più di duemila. Ti dirò che ne sono successe di tutti i colori, faccio fatica persino a ricordarle tutte. Però se penso a quando parte BrancaDay e tutti la cantano, che sia in Italia o all’estero, è una cosa che tocca sempre. Però mi ricordo un concerto, al PalaVobis di Milano, tantissimi anni fa, e per tutta una serie di motivi vengono pochissime persone, c’erano 300 persone dentro un palazzetto. Allora li abbiamo chiamati tutti vicino al palco e questi hanno cantato tutte le canzoni dall’inizio alla fine – sembrava di stare ad un concerto dei Beatles! – fu un momento straordinariamente toccante per me, meraviglioso! Mi sono accorto che oltre ad essere fan, c’è gente che ci vuole davvero tanto bene.

RP: Credo che sia fondamentale l’affetto. E poi, ogni volta almeno che io vi ho visto, è impossibile non lasciarsi travolgere, non cantare insieme…
S: Sì, questo è fondamentale. E poi finalmente stasera avremo la possibilità di suonare senza transenne che per noi sono una barriera architettonica allucinante, noi abbiamo bisogno del contatto col pubblico, noi siamo nati nei piccoli spazi, sempre a contatto. Adesso purtroppo, con le nuove normative siamo costretti ad avere tutti i ragazzi che cantano lontano e soffriamo molto di questo. Quindi stasera sarà l’occasione per tornare alle origine ed avere il contatto con la gente, vicino a noi.

RP: Trovi differenza, e se sì quali, tra i concerti in Italia e all’estero? Come si approccia la gente, al punk rock…
S: Sostanzialmente la differenza che noto… beh, ora andiamo meno all’estero ma per quindici anni abbiamo avuto casa discografica e management in Germania e suonavamo tantissimo in Germania – ogni volta che incontro un tedesco e mi dice da dove viene, anche un paesino del cazzo, io so dov’è perché abbiamo fatto davvero centinaia di concerti in tutta la Germania. Ti dirò, la differenza sostanziale, almeno con la Germania è questa: alla fine del concerto loro comprano il disco, il cd, il vinile; tu vendi alla fine del concerto quei 50-60 pezzi di musica e magari 5 magliette. Mentre in Italia vendi le magliette e un vinile. La differenza è questa, che lì tendono a valorizzare di più, sostengono la scena, l’artista.

RP: Credi che qui non si possa cambiare tendenza? Non c’è speranza?
S: No, ormai no. Vedi, vai nelle case… A casa mia ci sono duemila vinili, non so più dove mettere i cd, ci sono supporti musicali ovunque, dal giradischi alle cassette, chitarre, tonnellate di libri… Io vado nella case di, non so, i genitori dei genitori degli amici di mia figlia, e lì non ci sono dischi, non ci sono cd, non ci sono supporti musicali, non ci sono libri. E quindi è un discorso culturale proprio. Da questo punto di vista, la battaglia è persa e non si può recuperare.

RP: Nonostante questo, l’importanza dello spirito del punk, di portarlo avanti, per te, per gli altri…
S: ah beh, certo! Finché noi ci divertiamo, sul palco, finché stiamo bene tra di noi, finché amiamo scrivere canzoni e portarle in giro la parola fine nel nostro capitolo non ci sarà mai.

RP: Ti faccio un’ultima domanda, e ammetto che io non seguo il calcio, ma mi dicono che tu da anni ormai sei sempre in curva, sempre allo stadio del Vicenza… quindi come vedi il calcio, la scena? È ancora qualcosa di popolare? O anche lì si è perso quello spirito di unione?
S: no, senz’altro la curva e lo stadio hanno ancora la sua connotazioni popolari in assoluto. Sono cambiate un po’ le attitudini e le mentalità. Per esempio nelle curve, se fino a qualche anno fa la cosa più importante era la squadra e si faceva tutto per la squadra, ora la cosa più importante è invece il gruppo, si fa per il gruppo. Però è ancora una situazione sana, una cultura popolare, è un’atmosfera che a me piace molto, sia quella delle curve, sia quella dello stadio in generale, mi piace molto. Anche perché mi ricorda la mia infanzia, ho iniziato ad andare allo stadio che era piccolino, dal 1975 e da allora non ho mai smesso, stregato da questi boati da questa energia incredibile. Durante i tour europei, molto lunghi, nei day off andava sempre a vedere le partite di calcio, mi sono fatto quasi tutti gli stadi europei. Sono davvero un grande amante del calcio!

E prima di salutarci brindiamo con l’altra grande passione di Seby e dei Derozer: il Brancamenta ovviamente! Tra un sorso e l’altro abbiamo anche l’opportunità di scattarci qualche foto e di ricordare i vecchi tempi dei centri sociali in Friuli (N.d.R. regione da cui veniamo, scusate il campanilismo) e di quanta fatica si fa ora a tirare avanti sia per le band sia per i locali, ma come sempre, mai mollare!

Grazie a Seby e ai Derozer, grazie a Debora di Indiebox per la possibilità, e ragazzi ci si vede sotto palco, sempre fedeli alla tribù!

Se volete le foto in alta definizione scriveteci a info@radiopunk.it
Presto uscirà il report con tutti i concerti punk e hardcore dello sherwood e ci saranno nuove foto, stay tuned!

Intervista a cura di Radio Punk
Foto a cura di Francesco Dose

 

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