Recensione: Hobos – Nell’Era Dell’Apparenza

Andiamo in Veneto a scoprire il nuovo degli Hobos!

Mi trovo catapultato in una dimensione mistica dove il death metal svedese sbevazza in allegra compagnia con il punk hardcore. Di che parlo? Di “Nell’Era Dell’Apparenza”, nuovo album dei veneti Hobos, che dopo il bellissimo disco del 2013 e vari split, ritornano in pompa magna in formato digitale e CD per la Spikerot Records e in vinile per la Assurd Records. Ghe sboro insomma!
Presentato il 4 novembre all’Argo 16, il disco (e già, ho optato per il vinile per fare questa recensione) si presenta con 10 tracce, veloci, potenti, urlate (UH!) e che lasciano il segno. Testi tendenti al nichilismo e con critiche alla società in cui viviamo – come potete immaginare dal titolo – graffianti e dirette. Le meravigliose grafiche sono curate da Lenny Lucchese, mentre le registrazioni in presa diretta sono curate dagli Hobos stessi, da Luca De Poli e Daniel Grego e avvenute allo Spazio Aereo di Marghera(VE), mentre la voce è stata registrata al Drunk For Beat Studio di Bologna da Luca De Poli. Mix a cura di Daniel Grego e Hobos al Mal De Testa records e master di Tommaso Mantelli al Groove Studio. Ad ogni modo, suoni eccezionali.
Dicevamo, all’inizio della recensione, di come questo disco sia il perfetto mix tra il death metal di stampo svedese, (Entombed su tutti) e tanta attitudine punk hc. A questo, a mio avviso, bisogna aggiungere una bella dose di grindcore e il risultato è qualcosa di spettacolare. A primo ascolto questo album mi ha ricordato gli Inepsy, però credetemi è davvero difficile spiegare il lavoro che ho davanti, proprio perché il sound, i riff, la batteria (capolavoro) e la voce sono un qualcosa di unico e inconfondibile, tanto che senza troppe pippe sul genere, questi sono gli Hobos, punto!
L’album parte a cannone con “L’incubo della Follia” e “Uno Di Troppo” – primo singolo estratto con tanto di video che parla di come al quartetto si sia aggiunto Matte – e “Prega Per Te” che comincia con un bellissimo blues a cura del sesto hobo (Lore de gli sportivi). Il disco continua poi con “Fino alla Fine” e “La Fine Dei Sogni”, canzone più cadenzata e lenta rispetto alle altre, quasi a spezzare il ritmo forsennato. Dopodiché arriva la sesta traccia “Brucia Dentro”, mio pezzo preferito pari merito con l’ottava “Generazione Testa Bassa”. Come settima canzone troviamo “L’era Dell’Apparenza” altro brano leggermente più lento nella parte iniziale, per poi aumentare a manetta.
Chiudono il disco “Ora D’Aria” – growl e urla a cura di Otto dei Grog/Culto Del Cargo – e “Essi Vivono”, canzoni lente e scandite che ci portano alla grande alla fine del disco.
Poche storie, siamo a gennaio e abbiamo un serio candidato all’album dell’anno. Capolavoro assoluto, consigliatissimo a chi ama il punk e il metal fatto con cuore e rabbia.

Voto album: 9

Recensione di Tom
Traduzione in inglese di Pepe TMD

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