North West Calling @ O2 Ritz Manchester, 1/06/2019

Un giretto punk nella Gran fottuta Bretagna

Ecco giunto finalmente l’evento che attendevo con ansia da mesi. Appena ho visto il flyer mi sono detta: DEVO ANDARCI. Il motivo principale è perché, dopo essere stata per la prima volta al Rebellion Festival l’anno scorso, il mio amore per il punk britannico si è quadruplicato. Quindi, appena salta fuori l’occasione di vedere così tante band insieme per la modica cifra di 30 euro, si fanno le valigie e si parte!
Arrivo a Manchester alle 20.00 di venerdì, il tempo di prendere qualcosa da mangiare e vado subito in ostello. Fatto il check-in mi toccano 4 piani senza ascensore. Non posso fare a meno di notare che i cessi ci sono solo su 2 piani, annamo bene. Entro in camera, sistemo lo zaino e mi metto a dormire senza dar troppo conto agli insetti che abitano la stanza…
Sabato mattina mi sveglio molto presto, anche se non ho chiuso occhio tutta notte. Ho sentito più sirene in una notte a Manchester che in 20 anni in Italia.
Passo le poche ore prima del concerto a cazzeggiare e mangiare schifezze. Alle 11.30 mi incammino verso il locale. Ci sono già un sacco di persone in coda, età media? Forse 50. Di ragazzi ne vedo ben pochi e qui sorge la mia domanda: come mai nella patria del punk questo genere non ha un seguito giovane? Da una parte però meglio così, almeno non mi devo subire i cazzoni della mia età che pogano anche senza musica, giusto per rompere i coglioni.
Entro nel locale e risento quell’odore di legno impregnato di birra che mi ha tenuto compagnia per 4 giorni al Rebellion. Quanto sono nostalgica?!
Puntuali come sempre, alle 12.20 inizia il primo gruppo. Sono i Litterbug, non li avevo mai visti ne sentiti. Su di loro non ho molto da dire, non mi hanno entusiasmata più di tanto, tranne l’ultima canzone “I listen to bands” un po’ più veloce delle altre.
Ora tocca ai Vomit, fondati nel lontano 1977, a salire sul palco. Visti per la prima volta a Blackpool, posso dire che hanno suonato nettamente meglio rispetto all’altra volta. Lee sembra davvero in ottima forma oggi.
Il cambio palco è sempre molto veloce, non sgarrano di un minuto. Magari fosse così anche in Italia.
La palla passa ai Kid Klumsy. Anche loro mai visti ne sentiti, ma come fa intendere il loro nome è una band con le sonorità molto per ragazzini. Una sorta di gruppo “californiano inglese” anni 90′. Non mi sono dispiaciuti anche se, appunto per le sonorità, li ho trovati un po’ fuori contesto.
Proseguiamo con i Crashed Out, un’altra band a me ignota. Non male, in alcuni pezzi è presente un po’ di sonorità metal che da me è sempre ben accetta. Il cantante dalle sue movenze mi ricorda molto Stinky dei Cockney Rejects. Concludono l’esibizione con un’ottima cover di Ace of Spades.
E ora, comincia il bello. Sono circa le 15.00 anche se non si direbbe, questo locale è veramente troppo buio!
Iniziano i Peter and the Test Tube Babies, una delle band che volevo rivedere con maggior voglia. Purtroppo Peter appena sale sul palco e prende il microfono in mano da un colpo di tosse, infatti la voce è molto roca. Ma questo non basta per “rovinare” l’esibizione. Peter si sforza più che può a cantare bene e il set fila via liscio. Nonostante la voce, è stato un concerto da paura.
Ormai la sala è bella piena e tutto è pronto per dare spazio ai Dirt Box Disco. Per essere una band attiva da poco, circa 10 anni, è molto apprezzata dalla gente presente. Per la maggior parte almeno, visto che sono volati non pochi bicchieri addosso al cantante. Molto particolari i loro travestimenti, specialmente la chitarra arancione fosforescente del cantante con la scritta “Blowjob”. Non riesco a capire se mi possano piacere o meno, sono una di quelle band che ti lasciano un po’ sulle spine e che dovrai riascoltare un altro paio di volte per apprezzarli.
Con tutta la folla che canta ancora, i DBD lasciano il palco ai Subhumans: altra band che volevo rivedere assolutamente. Quel pazzo di Dick Lucas sa come entrarti in testa per non uscirci più. A malincuore vedo che nel pit non è rimasta molta gente e un po’ mi dispiace. Ma ecco che partono come delle mine senza lasciar spazio a troppi pensieri. Suonano brani non molto conosciuti, ma ovviamente non potevano mancare “No”, “Mickey Mouse is dead” e “Religious Wars”. Devo dire la verità, un po’ carenti rispetto ad agosto ma pur sempre un grande show. Prima scaletta della serata conquistata.
Ora spazio ai Discharge, altri animali da palco. Di solito le band che cambiano il cantante non riesco a farmele piacere più di tanto, ma loro sono un caso a parte. Questa è la terza volta che li vedo e ogni volta sono sempre impeccabili. Jeff ha un’energia incontrollabile e una voce inesauribile. Sul palco non sta fermo un attimo. Tra i brani eseguiti ci sono: “Protest and survive”, “Hatebomb”, “A hell on heart”. Dopo la metà di “Decontrol” Jeff scende dal palco per far cantare la gente del pit. Viene proprio davanti a me mentre stavo registrando il video e vengo sommersa dai manzoni che si ammassano per contendersi il microfono. Non deludono proprio mai.
Cambio palco per fare salire i Conflict. È la prima volta che li vedo ma non rimango pienamente soddisfatta. Me li immaginavo completamente diversi. Piú che altro mi ha lasciata spiazzata il fatto che Colin fosse vestito con jeans e camicia, quando io ero rimasta ancora agli anni 80′ quando aveva gli spikes. Tralasciando la mia ambiguità, hanno suonato bene, non si può dir nulla.
Per rimettere un po’ in moto la circolazione vado a prendermi da bere, 5 euro una bottiglietta d’acqua dio boia! Tenendo la mia acqua come il sacro graal, torno in transenna a godermi gli Anti-Nowhere League.
Oh mio dio Animal è senza il suo gilet! Evento più unico che raro ragazzi. Anche per loro tripletta e non mi stancherò mai di vederli. Invece delle 40enni che si tolgono la maglietta per far vedere le poppe ad Animal potrei farne anche a meno. Partono a cannone con “Pig Iron” e le donzelle son già tutte in delirio, forse un po’ anche io. Non si può negare il fascino di Animal. Nella scaletta comunque non fanno mancare proprio nulla: c’è “So What”, “Streets of London”, “I hate people”, “For you”, e la più amata “Woman” dove beh, chi ha visto gli ANL sa cosa combina Animal. Per chi invece non li avesse ancora visti, fatevi un giro sul tubo e guardate qualche video. L’aria nella sala si è fatta calda, purtroppo manca solo l’ultima canzone “We are the league” con cui lasciano il palco per dare spazio agli intramontabili U.K. Subs.
Ormai a questa band ci sono un sacco affezionata, vedere Charlie che a 75 anni ha più passione e voglia di fare rispetto ai ragazzi della mia età mi riempie il cuore. Per me i re indiscussi della serata sono loro. Ecco che salgono e tutti urlano per accoglierli. Come sempre in ottima forma, ancor di più rispetto a quando li vidi l’ultima volta a febbraio a Magenta. Partono con “C.I.D.” per poi continuare con brani come “I live in a car”, “Emotional blackmail”, la mitica “Warhead” dove nonno Charlie, mentre stavo registrando il video, è venuto davanti a me salutando in camera. Sono letteralmente morta. Finiscono con “Stranglehold” lasciandomi per l’ennesima volta senza parole. Lunga vita agli U.K. Subs! Speriamo di rivederli presto in Italia.
Per la troppa stanchezza decido di saltare gli Slaughter and the Dogs e tornarmene in ostello con le gambe a pezzi.
Tutto sommato è andata benone questa edizione del North West Calling, di gente ce n’era e i gruppi son stati tutti molto bravi. Se dovessi trovare delle pecche: oltre il beveraggio avrebbero dovuto fornire anche il cibo, ok che si poteva uscire ma il cambio palco era talmente veloce che si rischiava di perdere una band intera. Poi avrei tolto 2 band per lasciar suonare di più le altre, ma questi ovviamente sono gusti personali.
Me ne torno in Italia entusiasta della serata e con la tristezza dovuta al fatto che questa sarà l’ultima trasferta per un bel po’ di tempo… Quindi faccio un appello: più line-up così anche qui, grazie!

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