Recensione: Small Thing – s/t

Primo album dei genovesi Small Thing

Dal primo istante in cui ho visto la copertina ho avuto subito tanta simpatia per il nuovo album degli Small Thing. Cosa c’è in copertina? Dinosauri! E qual è il nostro logo? Ecco. Dunque, ricapitolando, ero bello tranquillo quando ad un certo punto scopro della disavventura di Alberto, bassista e autore dei testi della band a cui hanno fregato il basso, maledetti. Ora, oltre ad essere un individuo piuttosto empatico, suono pure io e dunque dare una mano alla band è stata una reazione immediata. Aggiungici che la cassettina “Really, It’s Not A Big Deal” l’ho trovata veramente carica ed eccoci qua a scrivere la recensione!
Questo Self Titled degli Small Thing, rigorosamente ascoltato in vinile 12”, è uscito da pochissimo, è la settima uscita dell’etichetta genovese Flamingo Records e si presenta in colore rosso/arancione trasparente. Una sciccheria! Metto su il disco ed ecco che parte intro, che nel testo (geniale!) urla “introooo”. E’ subito amore. Si continua poi con tutti brani della giusta durata, breve ma non troppo, dove non c’è quella struttura fissa che alla lunga annoia, ma anzi l’ho trovata una mossa intelligente. La proposta della band è un punk rock molto caratteristico, dove riff di chitarra potenti e catchy al punto giusto si sposano con linee di basso che possono “esse fero o esse piuma” e con una batteria sempre sul pezzo. A tutto questo aggiungiamoci dei cori fatti come si deve e il cantato di Monica assolutamente unico e che dà la giusta carica e grinta al tutto.
Il disco è estremamente compatto, si passa da brani più dritti al punto ad altri leggermente più calmi con addirittura un balzo verso sfumature ska-punk in “Refraction” dove si aggiungono sax e tromba.
Dopo vari ascolti ho deciso che una canzone migliore delle altre non c’è, però “Wasted”, “Bloody Mary” e “All About Me” sono quelle che mi sono rimaste più in testa.
Leggo con piacere dal libretto che registrazioni e mix sono a cura proprio del chitarrista David Robert (DIY or DIE!), mentre il master è stato fatto allo Studio K di Genova. Ah, il disco è dedicato al piccolo Simone (condividendo lo stesso cognome del batterista presumo sia il figlio, ma potrebbe anche essere il nipote, chissà).
Concludendo ho ascoltato un disco punk rock coi fiocchi, cazzuto ma anche melodico senza essere stucchevole e che ho trovato parecchio originale. Il punk rock non è solo musica e infatti gli Small Thing sono riusciti con passione e cuore a tirare fuori un disco che trasuda grande dedizione e grande feeling tra i 4. Era tanto che non ascoltavo un album punk rock, sono felice di averlo “riscoperto” con gli Small Thing! Daje e viva la Pizza Revolution!

Voto: 8/10

Recensione di Tom

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