Tuscia Hardcore 2019: report e foto!

Il 27 luglio si è svolto il Tuscia HC al CSOA Valle Faul: vediamo com’è andato! 

Per chiudere in bellezza questo luglio di fuoco quest’ultimo weekend la ciurma di Radio Punk decide di portare la distro nel viterbese in occasione del Tuscia Hardcore Fest, quest’anno però in una location diversa rispetto alle edizioni passate. Ci troviamo, infatti, al Csoa Valle Faul, storica occupazione attiva sin dagli anni ’90 nonostante alcuni cambi di location in corsa dovuti a cause di forza maggiore.
Qui ci interrompiamo per fare una piccola precisazione: questo report è stato scritto grazie al contributo di più persone e per rispettare l’esperienza individuale abbiamo deciso di non unificare l’io narrante al “noi” ma di lasciare la prima persona singolare quando ci è sembrato più opportuno.

Piazzata la distro di buonora ci rendiamo subito conto che siamo in mezzo alle sterpaglie e dunque il pericolo maggiore potrebbe venire dall’attacco dei pellerossa. Scherzi a parte il luogo è particolarmente suggestivo, l’ex granaio, infatti, affiora tra numerose colline giallo-dorate.
Dopo un giro di saluti e le chiacchiere di rito ci dirigiamo al bar a prendere una birra al bar autogestito dai ragazzi del Collettivo Tuscia Clan, che ogni volta che organizzano concerti e fest lo fanno rigorosamente in maniera 100% DIY, curando ogni aspetto dell’organizzazione, dal cibo ai suoni sul palco al contatto con le band.

Dopo la proiezione del lungo e interessante documentario “Se Ho Se Vinto Se Ho Perso”, di cui vi abbiamo parlato qui, partono che è ancora giorno i concerti. La prima band a rompere il ghiaccio sono i IX Bolgia dalla Tuscia che presentano la loro demo, mixata in tempi record dal buon Tomei. Band giovane e che si rifà alla vecchia scuola punk hardcore. Si muovono bene sul palco col cantante che prova con grande coraggio a coinvolgere gli ancora pochi e timidi presenti sotto-palco. Band di cui sentiremo parlare e menzione d’onore per la cover degli Affluente “Un’Elegante Bocca Democratica”!
A seguire è il turno dei 40127, anche per loro è il grande giorno: oggi presentano il loro primo album. La giovanissima formazione bolognese ci delizia con la loro proposta street punk blueseggiante decisamente unica. Dal vivo spaccano e abbiamo apprezzato tantissimo i nuovi pezzi, suonati col giusto trasporto e la giusta carica. Chiudono con “Johnny B. Goode” in versione punk rock e non possiamo far altro che dire bella regaz!
Da Napoli con furore partono poi i The Radsters col loro punk rock veloce e tirato in cui ci abbiamo ritrovato influenze alla Motorhead. Esibizione carismatica e che denota ottima esperienza sul palco. Il pubblico poco a poco si gasa e si lascia trascinare da questa splendida scaletta. “Siamo contenti di questo concerto? A facc ro’ cazz!
Intanto dopo aver rincontrato vecchi e nuovi amici, continuano a scorrere fiumi di birra e guardando più in su ci accorgiamo che tutte le nostre bestemmie hanno una conseguenza: in cielo si sta preparando l’apocalisse.
Spostiamo la distro dentro grazie all’aiuto dei 40127 che scopriamo essere anche dei validissimi facchini. La prima band che ci gustiamo dalla nuova postazione sono i Choke Wire da Roma. Hardcore potente e violento, con riff al fulmicotone e ritmi serratissimi. Anche loro band di comprovata esperienza, fanno avvicinare anche i più timidi.
Successivamente salgono sul palco gli unici ospiti internazionali, i Desacato Civil dal Brasile che dopo il discorso fatto dalla loro amica italiana per presentarli, ci dimostrano subito di che pasta sono fatti. Gli avevamo già visti al rotten river, ma in questa occasione riescono a dare il meglio di loro con il pubblico più vicino sprigionando grande energia. La band butta fuori a tutto volume testi contro il fascismo e contro le politiche autoritarie ed è impossibile non gasarsi!
Si ritorna in zona Lazio, dove cominciano i capitolini Nofu, che fanno un live set davvero cazzuto con il loro HC assai thrash che mi ricorda molto i Negazione di fine anni ’80, visti anche i testi esclusivamente in lingua madre con tematiche introspettive e tormentate, ma con la voglia di cambiare le cose in positivo. La risposta sotto al palco è ottima e il pogo si fa bello violento pezzo dopo pezzo.
Si continua con l’old School “Bandana Style” come quella che ha in testa il cantante degli Ira, band della Tuscia ma con batterista “oriundo” dei Castelli Romani che propone un Hardcore cantato anch’esso in italiano che mi ricorda Impact, Indigesti, Sottopressione e simili. I testi mixano protesta politica e tormento interiore e vengono già cantati a squarciagola dai kids sotto palco nonostante il loro Demo Tape sia uscito da poco (la cassetta me l’ hanno regalata e la custodisco gelosamente!). Fra salti e pogo il live degli Ira è godimento puro, scaldando bene bene le ugole e i muscoli dei presenti prima delle band storiche che devono salire sul palco.
I Kina, che non hanno certo bisogno di presentazioni, iniziano a suonare quando fuori sta iniziando a tuonare ma ancora non piove; sin dal primo pezzo riempiono di gente il capannone dove tutti iniziano a pogare e a cantare i loro veri e propri inni e non manca chi dalle retrovie documenta una delle tappe del loro tour di reunion. Ognuno si vive come vuole il concerto di una band che davvero possiamo definire storica, fra pezzi dei primissimi dischi in stile hc classico e quelli invece più melodici ed “emotional” tratti da pietre miliari come “Se ho vinto, se ho perso” , a mani basse uno dei dischi da avere assolutamente per una collezione Punk che si rispetti (scusate la sboronata da collezionista vinilaro!). Una scaletta impeccabile senza alcuna sbavatura, da veri professionisti quali sono i Kina, 3 ragazzi coi capelli bianchi ma che hanno dimostrato di avere ancora energia e cuore da giovincelli!
Non manca certo l’energia da kids nemmeno agli altri veterani headliner del Tuscia Hc, i Nabat. Nonostante i problemi tecnici dovuti al maltempo che hanno interrotto per qualche minuto il loro live, il pubblico non si è perso e ha creato momenti bellissimi facendo partire cori illuminati solo dalla luce dei lampi. Risolto il tutto i cari bolognesi hanno snocciolato uno dopo l’altro i loro classiconi fatti apposta per il sing along generale, senza mancare di suonare anche alcuni pezzi del loro disco più recente, “Banda randagia”. Fra un anthem e un coro cantato in massa dalle persone presenti il loro leader Steno non manca di tirare qualche frecciata alla finta pseudo sinistra che governa la città felsinea, che rende canzoni come la arcinota “Laida Bologna” o “Scenderemo nelle strade” ancor più attuali di quando vennero scritte ormai diversi anni fa, segno che la situazione politico sociale non sta migliorando affatto. I Nabat non mancano però di fare i loro sentiti complimenti alla Crew del Tuscia Clan, ai quali ci uniamo anche noi di Radio Punk, senza voler far retorica spiccia ma riconoscendo loro di aver svolto per l’ennesima volta un ottimo lavoro, organizzando con passione, militanza e dedizione un bellissimo fest che unisce politica, Punk Hardcore, aggregazione e divertimento. L’attitudine D.I.Y. unita a tanta professionalità nella cura dei dettagli fanno del Tuscia Hardcore uno dei migliori festival dello stivale, con un’impostazione genuina e contro ogni “posa” e passerella da pseudo alternativi del Sabato sera. Avanti così! Oltre ai ragazzi del Tuscia Clan, Francesco e Gianmarco, vogliamo ringraziare di cuore Paolina e Baku per la magnifica compagnia e viaggio, le band, Capò e Monica, Flavio, Cinzia, Gippy e Guido, Digio e Simone, Emanuele, Marco, Ciro, Fausto per averci trascinato nel magnifico dj set e tutte le persone che hanno speso del tempo per chiacchierare con noi disgraziati! Alla prossima!

Report a cura di Riccardo Santi, Tom e Elizabeth Zoe
Foto di Elizabeth Zoe – Radio Punk
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