Recensione: Sinoque – Demo

Sudore, sangue e lacrime, la prima demo dei Sinoque è un UFO synthpunk arrivato dal pianeta Manicomio

In francese Sinoque vuol dire “pazzo, stravagante, demente” e rende perfettamente l’atmosfera elettrica che si instaura quando il gruppo sale sul palco di qualche locale fumoso.

Ho avuto la fortuna di fare un pezzo di strada insieme ad Anna, Nahida, Git, e Tom. Notte dopo notte sono riusciti a portarmi nel loro mondo sporco, triste e sensuale dove le risate sono spesso gialle e le storie d’amore, amare.

Serate rubate al cielo pallido del Norte, alla malinconia del mattino in mezzo ai posacenere pieni e alle bottiglie vuote. Cuori spezzati e camicia di forza chimica.

Questi amici di Nancy mescolano suoni di tastiere vintage, distorsione, basso trascinante ed energia animale. Senza dimenticare l’uso di una drum machine che ricorda uno dei gruppi più emblematici della scena punk francese: i Béruriers Noirs. Testi gridati dove le voci femminili si confondono con quelle maschili, Sinoque è un’idra a quattro teste che moltiplica le identità giocando con le parole. Ciliegina sulla torta: una cover trashissima di Dalida, una sorta di inno al palcoscenico di cui il gruppo si appropria fino all’ultimo respiro.

Vedendoli dal vivo o ascoltando la loro demo, piangendo in camera, come un’emo girl di 14 anni, si è imposta la strana impressione di incontrare la progenie bastarda dei Béruriers Noirs e di Dalida.

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