Queers and Punks 3* edizione – report e foto

“We’re trying to move forward, you’re taking us backwards”

Erano settimane che io e Paolo stavamo aspettando con ansia questo evento: la terza edizione di Queers and Punks. Non lo nego, la cosa che ci ha fatto prendere la decisione di lasciare la buon vecchia Brianza per raggiungere Bologna è sicuramente la possibilità di rivedere i Restarts, una delle band che ci aveva colpito di più nei quattro giorni del Rebellion Festival 2018 a Blackpool.

Con il passare dei giorni però i dettagli della serata si sono fatti sempre più interessanti. Si aggiungono anche i Raw, i Discomostro, RYF e Padiy alla line-up (queste ultime ahimè a noi sconosciute fino a quel momento), la possibilità di conoscere finalmente di persona Tom e Zoe ma soprattutto ci siamo resi conto dell’importanza del tema alla base di questo evento. Come si intuisce dal titolo, sto parlando del tema LGBTQ+. È evidente come, nonostante il procedere degli anni, ci sia una regressione riguardo alla questione di genere. Molto spesso ci si ritrova a reprimere ciò che realmente si è per essere accettati dalla società di schifo in cui viviamo o addirittura dalla propria famiglia che dovrebbe essere la prima a difendere la personalità e le scelte del* propri* figli*. Purtroppo i fatti di cronaca non si smentiscono e quasi ogni giorno assistiamo a violenza di genere, verbale e fisica.

Da cui ecco il motivo della frase nel sottotitolo presa dalla canzone “Backwards” dei Restarts la quale non poteva essere più che azzeccata: “We’re trying to move forward, you’re taking us backwards” (stiamo cercando di andare avanti, ci state portando indietro). Partecipare a queste serate perciò, è più che doveroso, per supportare tutto ciò considerato “sbagliato” dai dogmi che ci impongono da quando siamo bambini e lottare contro ogni politica omofoba, transfobica, sessista e patriarcale. Quindi massimo supporto a queste serate che uniscono l’importantissima tematica queer con la controcultura punk! Queers and Punks unite against Giorgiaaa!

Partiamo da casa poco dopo pranzo per evitare eventuali incidenti in autostrada e in meno di tre ore siamo in quel di Bologna. Dopo un piccolo spuntino ci dirigiamo verso quella che sarà la location di stasera, un pezzo di storia si può dire: L’Associazione Musicale Culturale Vecchio Son, realtà tenuta in vita da Steno (cantante dei Nabat), Marianna e altr* compagn*. Il locale, oltre ad ospitare concerti, ha diverse sale prova ed è adibito anche a corsi di danza e canto. Parcheggiata la macchina, ci incamminiamo verso il locale e toh becchiamo subito Tom che porta la distro dentro! Ormai di casa, ci fa strada giù per la discesa che precede l’ingresso del Vecchio Son e, dopo essere entrati, io e Paolo andiamo in esplorazione. Il secondo incontro poco sobrio della serata sono i Discomostro in hangover ma sempre bellissimi, scambiamo due parole e continuiamo il nostro giro. Nelle due sale aperte sono allestiti banchetti di autoproduzioni e distro e finalmente ho l’occasione di vedere il nostro di Radio Punk dove ci fermiamo a parlare con Tom in attesa che inizino le esibizioni.

Si fanno le 21.30 e la serata parte con Padiy e il suo progetto Back from the Stake – Against Fascist Attack, un intervento sonoro sulla testimonianza di Rosetta Padula, sopravvissuta all’attacco fascista a Radio Donna nel 1979, la trasmissione femminista di Radio Città Futura di Roma. L’esibizione è accompagnata musicalmente dai So Beast, le cui basi sono state più che adatte come sfondo a Padiy: sono riusciti a trasmettermi angoscia, tristezza e rabbia ma soprattutto mi son rivista davanti gli occhi tutta la scena. Grandiosi.

Si continua con RYF, acronimo di Restless Yellow Flowers. Francesca, artista di Ravenna con all’attivo un EP e due album, “Shameful Tomboy” fresco fresco di pubblicazione (18 ottobre), si presenta in compagnia della sua chitarra e ci prende a sberle con la sua musica ricca di rabbia e con la voglia di dar voce a tutte le difficoltà con cui le persone considerate “sbagliate” sono costrette ad interfacciarsi ogni giorno. Rimango per tutto il set a bocca aperta, RYF ha una voce assurda, graffiante che ti squarcia anche l’anima e tutti quei giochetti che fa con i pedali mi fanno rimanere interdetta. Conclude con l’omonima canzone del nuovo album ovvero “Shameful Tomboy” (maschiaccio vergognoso) che riguarda il primo episodio in cui l’hanno fatta sentire inadeguata, a soli cinque anni. In questa canzone mi sono rispecchiata molto perché è successo anche a me di essere definita maschiaccio, a volte anche solo per la musica che ascolto. Come Francesca, sono fiera di esserlo

Usciamo a prendere una boccata d’aria e con gran sorpresa ho l’occasione di conoscere KeTz, amiche sui social da una vita, e Mara (grazie per avermi insegnato il metodo kawaii per rimorchiare).

Rientriamo e ora tocca ai miei amici Discomostro, che vedo per la prima volta fuori dalle mura milanesi, salire sul palco. Questa al Vecchio Son è l’ultima data del tour, dopodiché si prenderanno una meritata pausa (si metteranno al lavoro per il terzo album?). Gli amici bolognesi cominciano a far festa seppur il set dei Discomostro, mi dispiace ammetterlo, non sia dei migliori tra quelli che ho visto. L’hangover ha avuto la meglio purtroppo. Godetevi la pausa che al rientro vi voglio più carichi che mai.

Seguono poi i britannici Restarts con il loro street punk sfumato di ska, che per l’occasione presentano il loro nuovo album “Uprising” intriso di contenuti attuali riguardanti politica, sanità mentale e ovviamente la comunità LGBTQ. Si parte velocissimo con “Panic”, passando per “The One Percent” presente nello split con i Subhumans, “Out And Proud” che tratta appunto i temi della serata, “MIA” dedicata alle donne, “Outsider” e “Independentzia” le più attesa insieme a “Big Rock Candy Mountains”. Non c’è più spazio vitale qui dentro, alcuni fanno stage diving per compensare lo spazio vuoto sopra le nostre teste e incitando con il solito one more song, i Restarts ci concedono un fuori scaletta con “Boozin”. Mi hanno fatto riassaporare un po’ di quell’atmosfera punk che ho provato al Rebellion di cui ho molta nostalgia, ma il set di questa sera è stato di gran lunga più esplosivo. I concerti nei club hanno un’intimità tutta loro che è difficile provare in location più grandi. Una figata, alla prossima!

A chiudere la serata, da Cagliari con furore ci sono i Raw che non vedevo da febbraio. Noto con piacere una new entry nella line-up: Silvia alla chitarra. HardGore punk tirato a mille, tutine sadomaso, crocifisso e bibbia sono all’ordine del giorno nelle esibizioni dei Raw. Kambo tiene il palco come pochi sanno fare, impossibile non trovare somiglianza/tributo a GG Allin. Tra le canzoni nel set ci sono “Boring”, “If the cats are united”, “In God we trust” dove non manca l’intervento di Kambo capovolgendo la croce: “Dio a testa in giù come tutti i tiranni dovrebbero stare“. Quanto cazzo ha ragione. Si chiude con “I kill everything I fuck”, “Nazi trans fuck off” e un bis di “In God we trust”. Spettacolo puro.

Termina qui la terza edizione di Queers and Punks e ringraziamo il collettivo Bologna Punx e il Vecchio Son per aver organizzato ed ospitato la serata, le band, i ragazzi dei banchetti e tutt* quell* che hanno partecipato (ragazz* ogni tanto fatevi un giro a Milano e insegnate a noi polentoni come far festa come solo voi sapete fare, era da un sacco che non vedevo un pubblico così “caldo” dio can!).

Live report e foto a cura di Silvia Pirotta 
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