Come siamo sopravvissuti a Marci Su Roma 2019

Anche quest’anno report, foto e prontuario di sopravvivenza a Marci su Roma!

E così, eccoci a raccontare l’edizione 2019 di Marci Su Roma, festival DIY underground organizzato proprio nella capitale. Con molta probabilità i più affezionati di voi ai nostri report si ricorderanno che il titolo è rimasto esattamente lo stesso, cambiando difatto solo l’anno. No, non è mancanza di fantasia, è che davvero avendo preso la corriera anche l’anno scorso, non esiste titolo più azzeccato di “Come siamo sopravvissuti a Marci Su Roma”. E magari a sto punto vi starete chiedendo, e come ci siete riusciti? Beh, chi leggerà vedrà…
Prima di partire per questa trasfertona, ci siamo chiesti più volte: “facciamo report e foto?”. Eh sì, perchè quest’anno abbiamo portato anche la distro e dunque riuscire a fare entrambe le cose sarebbe stato parecchio complesso, specie date la situazione alcolica che ovviamente si sarebbe creata. Però alla fine e senza indugi la risposta è stata: “Assolutamente sì. Abbiamo l’obbligo morale di testimoniare questa serata epocale”. Così, reflex e distro imbottite di pluriball e giù a darci da fare!
Così dopo una settimana a preparare spille, portachiavi, studiare sistemi per non scassare fuori tutto e occupare meno spazio possibile, eccoci qui, pronti e operativi per prendere la corriera del disagio, capitanata anche quest’anno da Deni in versione Seymour Skinner quando porta gli alunni in gita e dimentica pezzi e alunni per strada. Solo che in questo caso si è perso il capire più che altro. Il viaggio come al solito scorre alcolico, festante e con tanti cori antisbirraglia, cori goliardici sulla chiesa…Le solite cose che accadrebbero su una corriera del CERN di Ginevra o ad un simposio di buone maniere. Ora, è chiaro che abbiamo visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare, tuttavia questa volta l’accezione è assolutamente positiva. C’è stato un bel clima, gente che beveva limoncello e intrugli di discutibili colori, ci si relazionava, conosceva gente nuova, una figata. Fidatevi: l’anno prossimo non potete mancare!
Arriviamo a Roma in ritardo e come se non bastasse l’intera corriera si perde per le strade della stazione con tutta la strumentazione in mano e dopo un’abbondante mezzora riusciamo ad arrivare allo Strike (spazio sociale occupato e sotto sgombero dove si terrà la kermesse), con il risultato che: 1. ci siamo persi la chiacchierata contro la repressione e la presentazione de “La Gatta Nera”, la comune autogestita di Modena. E 2. i punx parevano Schwarzenegger dopo tutto quel trasporto di strumentazione e distro varie.
Ad ogni modo arriviamo, sistemiamo tutto e tadà sul palco compaiono gli Urto Nudo. La giovane band romana -anzi giovanissima- sale, strilla e suona un velocissimo punk hc. Sembrano i Tear Me Down di “Morire di Tolleranza”. Sicuramente c’è da migliorare specie in sede live, tipo evitare pause lunghe, migliorare i suoni e suonare senza indugi ma come gli ho già detto di persona, le idee ci sono e sono validissime e visto che sono alle prime armi, possono soltanto migliorare. Daje regà, ho piena fiducia in voi!
A seguire tocca ai Culto Del Cargo, crust violento e dalle frequenze mostruose che fanno vibrare la cassa toracica. Band che suona da diverso tempo, potenti, veloci e che dimostrano grande sintonia fra di loro. Dedicano il concerto ai compagni e le compagne recluse, ricordandoci se mai ce ne fosse bisogno, il motivo per cui siamo qui stasera a questo benefit. Devastanti!
Direttamente from the corriera, ecco i Minoranza di Uno. La band suona prima di perdere la lucidità al bancone del bar e alla fine esibirsi per terzi si rivela un’ottima cosa. La band sta vivendo un periodo di forma smagliante, è attiva come date e ha appena pubblicato il nuovo album, prontamente recensito qui. Live eccellente e finalmente si beccano la bolgia che si meritano buttando nella mischia vecchie hit e nuovi brani, colpendo le coscienze a suon di punk hc poetico ma che sa anche fomentare. Di questi tempi, non bisogna mollare…”Le nostre lacrime sono il loro potere”. 
Dopo varie chiacchiere con Max dei Contrasto (forza Faenza) e dopo aver assaggiato della cicoria buonissima dal nostro apprendista commesso – autoassuntosi –  Gioele, finalmente posso vedermi i Restarts, dato che il giorno prima a Bologna li ho sentiti sì, ma visti no vista la marea di gente. Da poco è uscito “Uprising” nuovo brillante disco che si aggiunge alla loro strepitosa discografia. Per chi non lo conoscesse la band suona un punk rock incazzato ma anche melodico, con diverse parti ska ballabili e con un alternarsi di voci urlate molto particolari. La band tratta tanti temi politici come la questione queer, quella dei migranti e ovviamente il capitalismo, grande bestia da abbattere!
Insomma, sono in 3 e fanno il delirio. Gran feeling e gran tiro, il pogo “può accompagnare solo”!
Sul palco sento frastuoni di famiglia. Contrasto hardcore pronti e scattanti. Come da tradizione Max legge il proprio intervento politico, toccando diversi temi e diverse situazioni e nominando i compagni e le compagne che non possono essere qui con noi per la schifosa repressione. Il discorso come sempre termina con l’invito a non abbattersi ma anzi “a prendere la rincorsa e andare” e ricordandoci che è anche e soprattutto questo il motivo per cui sono qui i Contrasto hardcore, vecchia scuola vecchia maniera. Partono con “Credere Obbedire Crepare” e già ci si tuffa tutti davanti, e man mano che la scaletta prosegue l’aria si incendia e tutto arde d’amore, anarchia e punk hardcore! La scaletta è ben collaudata e solo per problemi di tempo non ci fanno sentire “Risoluzioni Strategiche”. Sarà per un’altra volta! Ad ogni modo è stato memorabile, tantissima gente che cantava, si sbracciava e tra una canzone e l’altra lanciava cori. Contrasto d’altro canto sono persone di cuore e hanno suonato alla grande, coinvolgendo e caricando i presenti a non finire. “Saranno notti bellissime, saranno giorni migliori”, citando “Colpirne uno colpirne cento” e in fondo, finché ci sono gruppi così, possiamo tradurre la citazione al presente. 
Intanto noi si è ancora in pieno aperitivo grazie ad un fegato oggi in forma strepitosa e così, tra una chiacchiera e l’altra coi ragazzi dello Stella Nera di Modena, arriviamo giusti giusti per vederci gli Undertakers. Scopro in questo momento che sono nati a Napoli nel 1991. La band suona un grindcore estremamente influenzato dal death metal il che vi potete solo immaginare. Violentissimi e micidiali, suonano un set veloce e brutale. Accordature basse, riff intricati e pedalare!
Dieci anni prima degli Undertakers nascevano invece gli Oi Polloi, band scozzese dedita da sempre ad un mix del tutto unico di anarcho punk e oi. Bene, le leggende di Edinburgo tirano fuori slogan, discorsi politici e anche un bel Salvini Fuck You finale. Mentre dal punto di vista live sono pieni di energia e con le loro canzoni scatenano il delirio, specie su “Don’t burn the witch burn the rich” e su “Bash The Fash”, che tirano fuori l’artiglieria pesante. Oi Polloi eccezionali! Attitudine!
Parlando di attitudine come non parlare dei successivi Affluente. Band che dagli anni ’90 ci martella a suon di fondamentalismo hardcore e testi che ti scuotono come a dire “eccheccazzo”. Tra brani nuovi e dei loro album più conosciuti riescono a tenere in piedi i punx a quest’ora che è decisamente tarda. Oggi tra l’altro ritorna Frensis al basso e così sono ancora più espressivi con Piero e Yuri alla voce ad alternarsi e a far sgolare gli intrepidi punx sotto palco. Unici e speciali, tanta roba gli Affluente! 
E’ l’ora poi dei IX Bolgia, che suonano davanti a non moltissima gente vista l’ora e le condizioni etiliche, ma che al pari degli Ira – coi quali fanno anche un featuring con Stefano e Tomei rispettivamente batteria e voce – sono una delle band che più si sta facendo notare per musica e tiro. Veloci, incazzati e determinatissimi, suonano un mix tra la scuola anni ’80 e quella ’90, però aggiungendoci un tocco del tutto personale. Daje!
A questo punto della serata (oddio quante volte ho scritto che era tardissimo???) l’obiettivo da raggiungere è semplicemente reggersi in piedi. Che sia per la stanchezza o per la festa, credetemi, stavano collassando pure i muri. Ma dal nulla e più energici di una duracell ecco gli Overcharge che ci portano un po’ di metallo antifa da Varese! Power trio composto da punk e metallari che sembrano suonare entrambi i generi allo stesso tempo. ‘Na figata! Tupa tupa a manetta, riff al vetriolo e microfono all’ingiù tipo Lemmy. Eroici!
Incredibile ma vero, non siamo ancora alla fine. Suonano, per ultimi e con una cattiveria assurda i Motron. Raw n roll, miscuglio esplosivo di crust/d-beat e thrash metal. Anche loro dal profondo Nord! Non si poteva pretendere che ci fossero folle oceaniche come durante tutto l’arco della serata, però sul serio, la potenza e il gran bel concerto che hanno tirato fuori è qualcosa di commovente per passione e dedizione, fino all’ultimo. Grande esempio di Hardcore con l’acca maiuscola. Presenza sul palco totale e finale degno di nota! 
Si chiude così Marci Su Roma, con l’autista della corriera incarognito per il ritardo, cibo gratis, pizza che nessuno sapeva da dove venisse e tanta soddisfazione per un benefit venuto alla grande. Questo festival ha dimostrato che il DIY, la solidarietà e il punk hardcore vanno di pari passo e possono raggiungere grandi traguardi insieme, lontani da logiche commerciali e vuoti contenuti. Perciò un immenso enorme abbraccio e ringraziamento a Lionello, ai compagni e le compagne dello Strike che hanno, tra le tante cose, portato interventi sul palco, a Deni e Bugno, alle band, a chiunque abbia reso possibile questa serata, ai marci della corriera, a chi c’è stato e ha supportato e infine, ma non per ultimi, ai compagni e le compagne private della libertà. Che ciò che c’era scritto sullo striscione dietro il palco non rimanga soltanto uno slogan, come ha ben detto Max. 
E’ stato tutto troppo bello, ma estremamente…alcolico! Ah, voi giunti fin qui vi chiederete la risposta al titolo del report, sicuramente bramate questa risposta e vi starete domandando “e quindi, come siete sopravvissuti?”.
La risposta è semplice, forse non si esce del tutto vivi da Marci Su Roma e soprattutto, quando lo rifacciamo???
Grazie a todos, alla prossima!

Prontuario di sopravvivenza (o report che dir si voglia) a cura di Macgyver aka Tom
Foto di Zoe – Radio Punk
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