Recensione: Doc Hammer – Neon Devil LP

Feel the Hammer!

Dalla torrida ed assolata California veniamo investiti da un pullman strabordante lattine di birra! Un autentico party commando ci piomba addosso per stordirci con un autentico muro di suono innalzato da chitarre gonfie, spesse e grondanti fuzz. I Doc Hammer hanno un solo obbiettivo: spappolarci il cervello conducendoci in un dedalo consacrato agli eccessi, in cui veniamo assordati da musica a volumi altissimi e disorientati dal fumo. La furia punk del cantato si sposa perfettamente con le influenze southern rock e con il rock’n’roll più crudo e selvaggio. Dodici tracce impregnate di sudore e di odori malsani, di chiuso, di stantio, come i locali più bui e malfamati. Dodici episodi attraverso cui i Doc Hammer ci accompagnano tenendoci la mano, come fosse una casa stregata, ed ogni canzone è una porta che si apre sul bizzarro.
Già nel suo incipit, l’album mette subito le cose in chiaro: un uno-due dritto alla mascella, per disorientare immediatamente l’ascoltatore e tramortirlo quanto basta; violento ed arrogante esattamente come Hevy Drugz, il pezzo di apertura. Ma questo è nulla più che un banale aperitivo. Dopo il primo pugno proviamo a recuperare maldestramente equilibrio sulle gambe, ma ecco che i Doc Hammer ci hanno già catapultato nel loro universo parallelo e paradossale, ed è sufficiente sentire anche una sola volta l’inquietante organetto di F.I.T.Ba.P. per rimanervi intrappolati. Da qui in poi, è solo oblio. Non ci rendiamo più conto del tempo che passa, assordati da riff granitici e urla. Ne vogliamo semplicemente di più. E’ come se i Turbonegro di Ass Cobra avessero abbassato gli strumenti di un tono. Ma le influenze non si fermano qui. Sono altrettanto evidenti contaminazioni noise rock che strizzano l’occhio a sonorità come quelle degli Unsane, addirittura non mancano potenti echi heavy metalWinter Girlfriends e Funders ne sono esempi evidenti. Proprio come quando ad una festa, al momento di prepararsi un cocktail, si abbonda con il liquore per ottimizzare i tempi e rendere la bevanda più robusta, i Doc Hammer vogliono semplicemente esagerare e non conoscere limiti. Premono sull’acceleratore puntando un muro di mattoni, con lo stereo a tutto volume, gli occhi iniettati di sangue ed un ghigno beffardo inciso in faccia. Spit the Claw sembra per un attimo porre fine alle ostilità, ma il barista vi offre l’ultimo bicchiere. Una ghost track come uno shot del liquore più forte della casa, il chiodo che vi sentirete attraversare le tempie domattina. Ma a questo ci si pensa domani.

Rash

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