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foto curva Centro storico Lebowski

Centro Storico Lebowski – Il Drugo all’assalto del cielo: quando il calcio è punk

Il Centro Storico Lebowski non ha padroni né freni inibitori… ma quando scende in campo funziona meglio di chi segue le solite regole

La storia del Centro Storico Lebowski ha molto a che vedere con la cultura punk, o meglio ancora con la sua attitudine. Del resto, cosa c’è di più “do it yourself” che fare la tua squadra di calcio e lanciarla come una mina vagante in un mondo dove apparentemente puoi farti strada solo applicando le regole prestabilite? 

D’altronde tutto nasce da un pugno di adolescenti che si annoiano sulle panchine di una piazza. Spesso una situazione come questa sfocia proprio nella fondazione di un gruppo musicale marcio, ma stavolta no. Sfogliando giornaletti locali viene fuori che c’è una squadra in Terza Categoria che si chiama A.C. Lebowski. Perdono sempre, incassando gol a ritmi da capogiro. Hanno le divise grigio-nere, perché sono quelle che costano meno in assoluto. In poche parole fanno schifo, e i nostri giovani eroi del cazzeggio sentono che è nata un’affinità magica: con una decisione del tutto unilaterale, diventano il suo gruppo ultras.

Vanno avanti per qualche anno portando sui campi più squallidi un turbine di idiozia, passione incondizionata, rumore. Se si sostituisce la parola “campi” con “palchi”, il parallelo viene fin troppo facile. Ma proprio come sui palchi, se una miriade di esperienze simili si estinguono in modo naturale, qualcuno invece, per una combinazione di motivi, riesce a “sfondare”, che non vuol dire vendersi al mainstream, ma semplicemente diventare belli, saltare all’occhio anche di chi è al di fuori della stretta comitiva. Imporsi sulla scena.

Dopo sei anni di questo peregrinare selvaggio, nel 2010 il “do it yourself” prende definitivamente forma e nasce il Centro Storico Lebowski, la squadra degli ultras. Nel senso che è proprio la loro, ne possono decidere ogni passo. Non è previsto che ci possa mai essere un padrone, né un socio di maggioranza. Nessuno che detta legge, se non il gruppo nel suo insieme.

Il fatto è che poi ci si prende gusto, avere il proprio giocattolo di cui poter disporre in modo completamente libero è solo una parte del divertimento. Chi c’era dall’inizio cresce, e crescere non per forza è sinonimo di “mettere la testa a posto”, ma vuol dire avere nuove competenze, interessi, aver voglia di nuove sfide. E poi arriva un sacco di altra gente. Qualcuno inizia addirittura a capire qualcosa di calcio. Un mister “vero” si innamora del progetto e traghetta il Drugo, attraverso tre campionati vinti, fino in Promozione, dove si trova adesso. La sesta serie, un campionato dove ci sono squadre che spendono centinaia di migliaia di euro l’anno solo per la rosa della prima squadra.

Prima del Corona virus, eravamo terzi in classifica, in molti pensiamo che avremmo vinto il campionato. Adesso c’è un altro mister, “vero” anche lui, c’è uno staff tecnico serio, una squadra che gioca a calcio e non si limita più a dare tutto e “prenderla come viene”.

Il fatto è che intorno a quello sgangherato gruppo punk, in questi lunghi anni, si è formata una comunità di centinaia di persone (i soci sono poco meno di 800 al momento). Persone che si sono semplicemente innamorate di queste maglie “del colore dello smog” (come ama dire uno dei fondatori) e del modo di fare calcio e di vivere le situazioni che hanno trovato avvicinandosi a questa esperienza.

Nel frattempo ci sono due squadre femminili, una juniores, una squadra di calcio a 5, una scuola calcio con una miriade di bambini e i relativi genitori. Molti diventano parte attiva. Se quindici anni fa avessero visto quei mostri adolescenti sbraitare sbronzi sulle gradinate, non avrebbero mai pensato di condividerci nemmeno un piatto di pasta, probabilmente. Avrebbero preso per mano i figli per portarli lontano. E invece ci hanno condiviso piatti di pasta, riunioni e assemblee, hanno anche sbraitato sbronzi insieme, li hanno fatti giocare coi loro figli. Alcuni di loro gli fanno da istruttori nella scuola calcio. 

Lo spirito, sarebbe anche sbagliato dire che resta intatto. La libera interazione tra le persone genera sempre un cambiamento, un’evoluzione. Diciamo che il tutto si è arricchito, ma che di sicuro i momenti di espressione selvaggia di sé non sono certo venuti meno. A volte portano anche qualche guaio con quelli a cui non piacciamo, di solito vestiti di blu, ma ci può stare.

Anche se a un primo colpo d’occhio potrebbe non sembrare, quel vecchio complesso punk adolescenziale non si è sciolto, non ha messo la testa a posto. Anzi, è diventato un piccolo popolo. E adesso gioca anche discretamente a pallone.

Tobi

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