Radio Punk
intervista ai regarde

Intervista con i Regarde

Due parole con i Regarde

Abbiamo avuto occasione di scambiare qualche parola con i Regarde, ecco cosa è saltato fuori:

Radio punk: Blue And You è il titolo del vostro nuovo album. Quanto è difficile scrivere un titolo che incarni bene lo spirito di un disco? C’erano altri titoli candidati? Quali?
Regarde: “The Blue and You” è un titolo che ha messo subito d’accordo tutti i componendi della band, cosa non affatto facile. È un’immediata derivazione dai testi del disco e rappresenta al meglio l’insieme di concetti racchiusi al suo interno. L’album parla del confronto con noi stessi e il “blu” è da intendersi come l’insieme di ansie, paure e malinconie presenti in ognuno di noi. Oltre all’assonanza tra “Blue” e “You”, ci intrigava la presenza di un colore all’interno del titolo, poi ripreso per l’artwork e tutta la comunicazione del disco. Un’alternativa era
“I’m OK”, ma alla fine abbiamo tutti optato per il titolo corrente.

RP: Musicalmente si sentono influenze anglosassoni importanti. Quali sono i gruppi e gli artisti che vi hanno influenzato più chiaramente e quali sono quelli che invece l’hanno fatto, ma non risultano magari così evidenti? Magari nelle intenzioni, nell’approccio…
R: In quattro teste abbiamo gusti molto disparati, dal light folk allo strumentale estremo, passando per trap e sludge, diciamo che le band che ci mettono tutti d’accordo sono sempre state quelle anni 90 della scena punk rock ed emo del Midwest, e quelle più attuali del revival legato a label come Run for Cover e Topshelf come Basement, Citizen, Turnover e decisamente Title Fight dei quali Floral Green resta un dei migliori dischi mai sentiti. Come approccio cerchiamo di sentirci a nostro agio con i pezzi che componiamo (principalmente idee di Andrea B) trovando la nostra parte facendo girare al meglio la voce e la parte melodica del brano; ci si “scontra” ma ci si fida uno dell’altro e si costruisce limando al meglio senza pensare a quello che le altre persone possano aspettarsi, l’importante è che siamo felici noi del risultato.

RP: Leavers è stato registrato a Boston (Jay Maas) e The Blue And You è stato prodotto da Bob Cooper a Leeds. Come sono state queste esperienze? Quali sono le differenze che credete abbiano influenzato la riuscita di entrambi i dischi e cosa invece pensate possa essere rimasto simile, tanto da creare una continuità tra i due dischi?
R: Sono state due esperienze incredibili, la scelta di staccarsi da tutto e concentrarsi solo sulla registrazione del disco ci ha aiutato tantissimo in entrambe le sessioni. Dal punto di vista lavorativo sono state due esperienze molto diverse. Jay è un professionista incredibile che da 15 anni a questa parte fa delle produzioni che hanno segnato la scena punk hardcore ed ha una attitudine umana e lavorativa che ha reso il processo di registrazione molto veloce e privo di fatiche dando input che non hanno mai stravolto la sessione ma ne hanno enfatizzato e arricchito il contenuto, ha creato un sound granitico che ha dato un colore e spessore al disco che ci ha stesi. Con Bob il processo di registrazione è stato più lungo perché abbiamo lavorato sul sound di ogni canzone in maniera
diversa cercando di rendere ogni parte distinta e inscindibile dal pezzo stesso, avevamo un idea molto più chiara di che timbriche e che suoni volevamo uscissero, è stata dura ma ci ha spinti oltre i nostri limiti e siamo molto contenti di come i due dischi siano venuti e del fatto che si riescano a distinguere nella produzione. Per quello che riguarda i punti in comune di entrambi invece crediamo sia da imputare al fatto che siamo comunque sempre noi e solo tempo dopo aver registrato ed ascoltato bene, ci rendiamo conto delle cose che magari unificano ogni nostra uscita.

RP: Il vostro songwriting è curato eppure spontaneo. Quanto tempo impiegate per scrivere un pezzo? E in genere, qual’è il processo? Da dove parte tutto?
R: Il songwriting varia a seconda di chi porta la canzone, generalmente Andrea B porta la canzone completa su chitarra con varie parti che poi assieme decidiamo come strutturare, generalmente le cose che ci piacciono di più si formano in 2/3 prove, anche in una se siamo fortunati o di fretta. Il resto del tempo lo si passa a trovare il giusto arrangiamento, suono e mood da dare alla canzone; questa è la parte più lunga del processo perché con il tempo e la ripetizione saltano fuori le varie cose che curano e premiano gli aspetti di quello che nasce in poco tempo.

RP: I testi di The Blue And You sono molto personali, forse ancora di più che quelli di Leavers. Ci sono richiami tra i temi di questi due album? Storie che si sono evolute? Opinioni e prospettive che sono cambiate?
R: Abbiamo sempre cercato di creare un filo conduttore tra tutti i nostri lavori. A partire dai nostri primi 2 EP, passando poi per “Leavers”,abbiamo fatto sempre riferimento ad esperienze relative ai nostri trascorsi personali, a volte creando dei veri e propri rimandi tra tracce che appartengono a dischi diversi. Con i testi “The Blue and You” siamo voluti scendere ancora di più nel personale, influenzati non poco dall’atmosfera generata dal sound dei pezzi. La scrittura dei testi arriva infatti quasi sempre alla fine di tutto: partiamo da un concetto ben preciso e le parole vengono scelte, arrangiate e cambiate a seconda della loro musicalità in relazione alla parte strumentale.

RP: The Blue And You è uscito da qualche settimana ormai e avete già affrontato le prime date dal vivo. Siete soddisfatti? Come vi sembra la risposta del pubblico?
R: Siamo felicissimi di come il pubblico sta reagendo al nuovo disco, a differenza del precedente abbiamo praticamente tenuto nascosto dai live ogni brano fino alla data del release quindi eravamo un po titubanti, fortunatamente siamo rimasti colpiti dal calore delle persone presenti ai vari concerti. Al release show in particolare siamo rimasti a bocca aperta, è stato pazzesco vedere tutta quella gente che ha condiviso con noi per la prima volta il disco nuovo suonato live su un palco.

RP: Lasciateci con un consiglio su come affrontare la vita anche attraverso la musica!
R: Nel nostro piccolo viviamo la musica come una necessità, è sicuramente un’impegno e una spesa costante ma è una cosa di cui non potremmo fare a meno. Speriamo davvero che questa cosa sia trasmessa da quello che scriviamo e da come ci comportiamo!

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