Radio Punk

Intervista con Rumagna Sgroza

La nostra chiacchierata con l’etichetta romagnola Rumagna Sgroza

A pochi giorni dall’evento che celebrerà i 10 anni di attività dell’etichetta indipendente Rumagna Sgroza Records mi sembrava giusto chiedere di ripercorrere i loro passi con un’intervista che vuole essere un adeguato tributo a questo duo che definire agitatore culturale nelle terre romagnole è riduttivo. Organizzatori in terra bizantina di concerti, coproduttori di dischi, dj set, presentazione di libri, tornei di calcetto, all’interno della scena punk underground italiana da sempre e senza compromessi con una forte identità antirazzista ed un amore per la loro terra d’origine (asse romagnolo-polesano), sono gli ingredienti che ne fanno una miscela esplosiva in un territorio non sempre facile e dove i punti di aggregazione stanno diminuendo in maniera esponenziale.

Radio Punk: Bando alle chiacchiere regaz, presentatevi in totale libertà!
Rumagna Sgroza: Ordunque, Rumagna Sgroza è un’etichetta discografica DIY al momento attuale composta ufficialmente da Baku e Violetta. “Ufficialmente” perché per tutta la sua esistenza ha potuto fortunatamente contare su tantissime altre persone che si sono sempre sbattute per essa. Nasciamo da esperienze precedenti (in ordine cronologico: collettivo Romagna Skinheads Antirazzisti, ‘zine Pour Ma Classe, etichetta Pour Ma Classe/Spirit of 36 e Columna HC) e ci proponiamo sulla scena romagnola e italiana con questo nome dal 2009. Siamo di Bagnacavallo in provincia di Ravenna, in piena Bassa Romagna, anche se la Violetta fu importata dal Basso Polesine in provincia di Rovigo.

RP: Visto che state per compiere i vostri primi 10 anni, vi va di ripercorrerli in poche righe?
RS: Cercando di essere i più sintetici possibili, passate le esperienze elencate nella domanda precedente io (Baku) e Teo (al tempo un giovine skin di Lugo, paese a 5km da Bagnacavallo) ci imbarcammo in questa avventura dal 2009 appunto. Il logo ce lo disegnò un vecchio amico che di lì a poco sarebbe diventato famosissimo: Zerocalcare. I primi dischi coprodotti son stati quelli di Ennecibi di Roma (ora alcuni di loro son confluiti nei Tacita) e The Motivated di Pinarella di Cervia (RA). Violetta un anno dopo divenne la dolce metà di Baku e da allora parte integrante del progetto. Da lì in poi ci siamo dedicati ad organizzare concerti e imbastire, praticamente da zero, (giusto qualche rimanenza dall’etichetta precedente) una distro fatta principalmente di scambi ma anche acquisti di dischi che ci piacevano da etichette colleghe (principalmente Hellnation ed Anfibio che sono poi anche due esempi per chiunque nel “settore”). Abbiamo organizzato concerti inizialmente al Lughé di Lugo (che allora era un CS appena nato) e al Capolina a Faenza dove organizzavamo precedentemente con PMC/SO36 per poi spostarci definitivamente a Ravenna a Spartaco dove per un discreto periodo partecipammo attivamente anche alla sua autogestione. Oltre a concerti e coproduzioni abbiamo organizzato serate ska/reggae: Rumagna Rude Night (che davano seguito alle Rude Night organizzate da nostri amici già prima della nostra esistenza) e Darsena Rude (nel nuovo spazio MPA nel quartiere della Darsena di Ravenna). Con Kaizoku Rec. co-organizziamo il Rotten River Camp e ultimamente abbiamo collaborato strettamente anche con Ravenna Hardcore. Al momento attuale contiamo attorno alle 55 coproduzioni, la distro credo abbia 250-300 diversi dischi/cd. Ci teniamo anche a precisare che per noi la musica è sì un divertimento ma anche un veicolo e un mezzo per sostenere ciò in cui crediamo. Per questo la stragrande maggioranza delle nostre serate è volta a dar manforte a situazioni, compagni, iniziative ecc… con cui riteniamo di dover solidarizzare. Per finire, attualmente Teo non fa più parte del progetto perché si è trasferito per lavoro fuori dalla Romagna e, en passant, è diventato pure babbo!

RP: Com’è nata l’idea di tirare su una etichetta indipendente?
RS: diciamo che a me (Baku), fin da quando verso i 16 anni mi approcciai al Punk (quello che andava di moda allora: Rancid, Offspring, Bad Religion, Lagwagon ecc…), il discorso delle etichette indipendenti ha sempre attirato molto! Già allora scrivevo (lettere, internet non l’avevo) alle varie etichette che trovavo dietro i cd per farmi mandare i loro listini e ordinare quello che non riuscivo a trovare qui. Approcciandomi alla scena più prettamente Skin poi entrai in contatto diretto con diverse etichette e distro e ho sempre riconosciuto loro il supporto fondamentale che danno alla scena stessa, mantenendola il più lontano possibile da pratiche di mercificazione capitalista e facendo in modo che chiunque sia in grado di far uscire il proprio disco. Quindi possiamo dire che la mia mira è sempre stata quella. Solo che pensavo fosse impossibile e, soprattutto, studiavo e lavoricchiavo per pagarmi principalmente dischi e trasferte quindi non avevo un baiocco da investirci. Poi grazie a Davide (Jack) di Pavullo (che però allora stava a Ravenna) imparai che la cosa era fattibile, specialmente se ci dividevamo le spese! Così fondammo Pour Ma Classe/Spirit of 36 e ColumnaHC. Poi Davide cominciò a prediligere altri generi musicali e tornò in Emilia quindi la cosa finì lì (e ci tengo a ringraziarlo tantissimo perché probabilmente senza di lui non ci sarebbe mai stato nulla!). Dopo alcuni anni di inattività poco dopo aver iniziato a lavorare stabilmente (con conseguente stabilità finanziaria) decisi che avevo i mezzi ed era tempo di ricominciare a far la mia parte per la scena… ed ecco Rumagna Sgroza!

RP: Per chi non vi conosce è giusto far sapere il vostro fortissimo legame con il territorio in cui vivete. Potete spiegarcelo?
RS: Beh, il legame col territorio è una cosa abbastanza comune, nella scena Skin almeno, ed è ancora più comune per un romagnolo. Sarà anche per il fatto che non avendo un’identità pienamente riconosciuta istituzionalmente (che crea comunque ignoranza e pressapochismo culturale) ci teniamo a riaffermarla autonomamente. Quindi, insomma, non abbiamo inventato nulla! Vogliamo che sia altrettanto chiaro che il sentimento territoriale per noi non ha nulla a che fare con confini e barriere, è amore e rispetto per la nostra gente, lingua, storia e cultura senza alcuna pretesa che sia migliore di altre e nella piena consapevolezza che tutte le altre sono interessanti e meritano rispetto. Ci riesce invece più difficile accettare simbologie e sentirci fieri di uno Stato i cui confini sono stati decretati da giochi di potere e guerre borghesi e che sta più di tutti estinguendo le particolarità territoriali che lo compongono. E tanto per chiarire ulteriormente: siamo e siamo sempre stati internazionalisti e socialisti libertari e non ci vediamo nulla di antitetico in ciò, anzi. Per quel che riguarda Rumagna Sgroza, l’intento, e il fatto di chiamarla così (Sgroza in romagnolo vuol dire “rozza/grezza/rude”), era ed è quello di riunire e dar voce ai tanti ragazzi/e sparsi nel territorio. La frammentazione ha sempre contraddistinto la scena di queste terre, non c’è una città di riferimento (e se c’è non è in Romagna, è la vicina e attivissima Bologna che è comunque stata una sorta di “scuola di scena” per tanti di noi, noi compresi). In ogni caso per noi quella romagnola è una scena molto varia, tutto sommato unita malgrado le distanze, e di assoluto rispetto per quello che negli anni ha saputo dare alla scena in generale.

RP: A molti sembra che stiamo vivendo in un iato temporale generazionale, come se qualcosa stesse per capitare. Secondo voi la scena italiana punk come sta vivendo questo momento storico e come lo vivete voi?
RS: Beh stiamo vivendo in un periodo talmente nero dove in una regione storicamente rossa come quella in cui viviamo ci chiedono di gioire perché una serie di persone a caso “spinta da ideali democratici” (che non vuol dire un cazzo) si è accorta che Salvini può essere un pericolo e quindi “riempiono le piazze” con la loro nullità politica e ideologica con la pretesa di farlo meglio di chi in piazza ci è sempre stato. E se dici qualcosa a riguardo sei autoreferenziale e invidioso. Ma invidioso di che!? Del fatto che finite le elezioni tornerete a farvi i cazzi vostri, comunque vada, convinti di aver fatto la vostra parte (a differenza nostra che “seminiamo solo odio”) mentre i diritti e le sicurezze dei lavoratori vengono abbattuti uno dopo l’altro spingendo gli stessi verso chi gli propone tanto falsi quanto facili capri espiatori arruolandoli in un’assurda guerra tra poveri in cui anche i partiti che queste persone andranno a votare sguazzano più che volentieri.
Per quanto riguarda la scena in generale siamo abbastanza positivi a riguardo. Se fai parte di questa scena sei abituato a non credere a tutto ciò che piove dall’alto e a non fidarti dei loro esecutori, anzi, a disprezzarli, giustamente. Anche se non hai una ben chiara visione politica (cosa che comunque a nostro avviso sarebbe sempre meglio avere), sai comunque che puoi fidarti solo della tua gente e la tua gente è quella che con te condivide esperienze, sentimenti e idee, non lo Stato di appartenenza e tanto meno il colore della pelle.

RP: Avete un vostro quartier generale, un involucro dove le vostre idee prendono vita, insomma un punto di riferimento fisico in Romagna?
RS: beh sì, “operativamente” casa nostra, poi altri luoghi che sentiamo come seconde case e che ci aiutano a veicolare le nostre passioni e idee sono, al momento, sicuramente Spartaco e i Magazzini Posteriori Autonomi (MPA) entrambi a Ravenna, così come ogni spazio affine che in questi anni ci ha ospitato, anche solo in qualità di partecipanti, e che con noi condivide l’attitudine.

RP: Quali sono i vostri generi musicali di riferimento e con quali gruppi avete collaborato maggiormente?
RS: Come generi sicuramente il Punk e lo Ska con buona parte delle loro derivanze (Oi! e HC in primis). Ma ci piace molto anche il Folk e la musica popolare e ultimamente non ci fa schifo nemmeno il Rap. In generale ci piacciono anche le mescolanze e le evoluzioni musicali purché abbiano un senso! Per quel che riguarda i gruppi, chiaramente quelli romagnoli (e limitrofi) costituiscono la maggioranza delle nostre coproduzioni e serate perché appunto il nostro obiettivo è sostenere prima di tutto la scena locale e anche per il fatto che abbiamo un legame strettissimo di amicizia con tante band di qui. Poi chiaramente in tutti questi anni abbiamo stretto legami con tante altre persone e realtà in Italia (ma anche all’estero, specialmente Francia, Catalunya, Paesi Baschi, Inghilterra e Germania) che abbiamo coprodotto e ospitato a suonare… e in generale collaboriamo con tutto ciò che ci piace. Se qualcuno (come spesso capita) anche sconosciuto ci manda dei pezzi e ci chiede una mano, se ci piace e siamo nella situazione di poterlo fare, gliela diamo più che volentieri!

RP: Cosa dobbiamo aspettarci da voi in futuro? Io mi aspetto altri 50 anni così, non fate scherzi…
RS: Beh “the future is unwritten”! Citazioni a parte, in questi ultimi anni abbiamo dovuto rallentare e spesso appoggiarci ad altre realtà perché passati da un po’ i 30 anni ci siamo concentrati un po’ di più su di noi: ci siamo sposati e abbiamo comprato casa / dormitorio per gruppi punk in visita a Ravenna (che per il momento condividiamo con la banca ovviamente). Tutto ciò ha voluto dire meno tempo e meno pecunia da poter dedicare all’etichetta… questo chiaramente non vuol assolutamente dire che abbiamo intenzione di mollare! Faremo il tutto con tempistiche più dilatate magari ma la voglia di sbattersi per la scena che tanto ci ha dato (compreso il farci incontrare) è immutata!

RP: Siamo alla fine, vi ringraziamo moltissimo e ci vediamo il 21 al CSA Spartaco! Eccovi lo spazio per dire quello che volete a 360° di libertà, prego!
RS: prima di tutto vi ringraziamo tanto per l’intervista! Ci ha fatto davvero piacere! Tanto più che ad avercela fatta sono state persone di cui abbiamo massimo rispetto e stima. Ringraziamo anche tutte le persone che in questi 10 anni sono state al nostro fianco! Quello che vorremmo dire in questo spazio libero è: la scena è internazionale ed è giusto supportare ogni band/situazione che si ritiene valida, ma è altrettanto giusto e fondamentale creare aggregazione e supportare almeno le proprie realtà locali che si sbattono, quasi sempre in perdita e con fatica e rischi, per sostenere le proprie situazioni e band tra le quali un giorno potrebbe pure esserci la vostra! E soprattutto: avere un occhio per il passato è doveroso, vivere nel passato no! Supportate le band e le realtà del presente perché la scena, e la salvaguardia della stessa, sono loro!
A s’avdé e 21 ad Dizèmbar tabèc!

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