Radio Punk
foto copertina who killed mia zapata

The Gits – Who Killed Mia Zapata?

Non Solo Kurt Cobain: un crimine efferato sconvolge l’underground di Seattle

La storia del punk-rock, attraverso molte delle sue personalità più celebri, ci ha messo innumerevoli volte a conoscenza dell’estremo, del “no future”, dell’autocelebrarsi fino a distruggersi o del tormento per non riuscire ad accettarsi o ad accettare un ruolo primario in una determinata scena, il tutto accomunato da esiti tragici.

Le figure universalmente conosciute e riconosciute sono di dominio pubblico, anche sul grande schermo: la storia di Sid Vicious con i Sex Pistols (raccontata da Alex Cox con il bellissimo ‘Sid & Nancy’, datato 1986), oppure la parabola discendente di Darby Crash nei Germs (il controverso ‘What We Do Is Secret’ di Rodger Grossman uscì nel 2008), fino a Ian Curtis dei Joy Division (il biopic di Anton Corbijn, ‘Control’, uscì nel 2007).

Si passa attraverso una lista purtroppo ben nutrita di artisti, cantanti, frontman e musicisti che hanno perso la sfida con la propria vita o ne sono usciti davvero minati irreversibilmente, nel corpo o nella mente.

Esiste però una vicenda di cronaca nera, avvenuta all’inizio degli anni 90 nella scena punk americana, di cui nessuno (o quasi) ha mai parlato diffusamente e sulla quale ancora meno si trovano notizie o indizi utili a chiarirne il movente.

Partiamo dall’inizio.

Siamo in Ohio, nel 1986.

Andrew Kessler, Matt Dresdner e Steve Moriarty, rispettivamente chitarrista, bassista e batterista, decidono di mettere in piedi una band.

Hanno bisogno di un cantante e decidono di chiedere a una loro amica, che accetta immediatamente: quella ragazza, infatti, già a nove anni suonava chitarra e pianoforte, i suoi idoli sono Ray Charles, Hank Williams ma soprattutto Billie Holiday e non vede l’ora di far parte di una band.

Lei si chiama Mia.

Mia Katherine Zapata.

E’ una ragazza di famiglia benestante ma non vuole alcun tipo di aiuto dai genitori, ha deciso infatti di trasferirsi in Ohio per frequentare il college e contemporaneamente lavorare per pagarselo.

Dopo tre anni passati a scrivere e suonare canzoni, il quartetto (che nel frattempo ha deciso di chiamarsi ‘The Gits’) si trasferisce a Seattle, dove la scena musicale appare florida e in espansione anche nei locali, in uno dei quali la stessa Mia troverà lavoro come cameriera.

I quattro ragazzi si stabiliscono a vivere in una vecchia casa abbandonata che diventerà anche sala prove, la ribattezzeranno ‘The Rathouse’.

Le cose sembrano andare bene per The Gits, i primi singoli promozionali che fanno girare per le radio locali e le etichette indipendenti raccolgono ottimi consensi, il nome inizia a circolare e la band suona assiduamente in tutta la zona.

Nel 1992 esce il primo album della band, ‘Frenching The Bully’, un concentrato di rock’n’roll grezzo miscelato a residui punk del ’77, dove la voce di Mia si erge con furia e energica convinzione, i testi non sono nulla di troppo originale, ma la presenza scenica e soprattutto il modo di cantare della ragazza sono un elemento catalizzante.

In quel periodo la scena a Seattle è decollata vertiginosamente e la band, dopo i feedback entusiasmanti ricevuti, pianifica un tour europeo e l’uscita di un nuovo album per il 1993.

Nella notte tra il 6 e il 7 luglio di quell’anno, dopo aver finito il turno di lavoro, Mia fa un giro dell’isolato per dirigersi verso l’appartamento di un amico.

Alle 3:30 del mattino, il suo corpo viene trovato nei pressi di un incrocio del Central District di Seattle, l’esito del coroner è impietoso: è stata picchiata, stuprata e strangolata.

Oltretutto il coroner la riconosce, in quanto fan della band, a differenza della polizia che dopo alcuni rilievi e in assenza di documenti, aveva inizialmente catalogato il cadavere come ‘non identificato’.

Da questo momento in poi, possiamo dire che il caso sembrerebbe archiviato.

Non sembra ci sia neppure troppo l’urgenza di trovare un colpevole, oltre che un movente.

Intanto però, attraverso i loro concerti e tramite iniziative personali, i Soundgarden, i Nirvana e i Pearl Jam raccolgono “a telecamere spente” quasi 70.000 dollari per pagare uno studio di investigazione privato.

La stampa non parla della vicenda, così come nessun altro, al di fuori della comunità di Seattle (e forse neppure tutta), il nome di Mia Zapata sembra già dimenticato.

Ovviamente, sarà la musica a far mantenerne vivo il ricordo: i suoi amici, assieme agli ex componenti della band e a gruppi come Nirvana, Soundgarden, Heart e The Presidents Of The United States Of America, creano un gruppo di autodifesa chiamato ‘Home Alive’, organizzando concerti benefit e iniziative legate al sostegno di donne sole o in difficoltà.

Nel frattempo, Joan Jett registra con gli ex-Gits un disco, ‘Evil Stig’ (che è il palindromo di ‘Gits Live’) e assieme a Kathleen Hanna delle Bikini Kill scrive un pezzo, ‘Go Home’, il cui video mostra una ragazza vittima di stalking e in seguito assalita per strada da uno sconosciuto, ma che riesce a mantenere la calma, difendersi e respingere l’assalitore… inutile dire che questo video lo rifiutarono di trasmettere tutte le emittenti televisive internazionali.

Purtroppo, ciò che accadrà nell’aprile 1994 con Kurt Cobain, non farà altro che offuscare ulteriormente la partecipazione all’iniziativa nel ricordo della Zapata, il cui omicidio peraltro è ancora senza un movente né un assassino.

Bisognerà aspettare il 2003, dieci anni dopo la sua morte, quando Jesus Mezquia, un pescatore della Florida, verrà incastrato da alcune tracce di saliva trovate sui vestiti e sul corpo della ragazza.

A supporto di questa prova inconfutabile, si scopre che Mezquia ha già alle spalle arresti e denunce per abusi domestici e violenze verso fidanzate o ex fidanzate.

Non si trovano in nessun ambito elementi in comune tra lui e Mia Zapata precedenti all’aggressione, ma quell’uomo è l’individuo che l’ha uccisa.

All’interno delle comunità femministe americane, il nome di Mia Zapata è diventato un simbolo come attivista e artista libera da preconcetti, oltre che per la propria libertà e autonomia.

The Gits sono stati una grande band, nonostante siano state tarpate le ali della loro cantante proprio nella fase del grande salto.

Sono una band da (ri)scoprire.

E ancora di più è da scoprire la storia di Mia, tenuta insabbiata o sempre troppo lontana dalla luce.

Que Viva Mia Zapata!

Fonti:

‘Heavy Angel – Mia Zapata: Exploring the living memory of a Seattle legend’ – Margaret O’Neil Girouard
‘The Tragic Murder of Mia Zapata’ – Gregg Davidson
‘The Gits: The Band The Music The Legacy’ – directed by Kerry O’Kane (DVD)
Atlanti Musicali Giunti: ‘Punk’ – Federico Guglielmi

Who Killed Mia ZapataArticolo di Ricky Koppo

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