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Ama il sesso, odia il sessismo

Sessismo nella scena punk, un dibattito ancora necessario?

Qualche anno fa (mi sa 10) una band di amici inglesi mi ha invitato ad andare in tour con loro in Inghilterra. La situazione era molto figa perché mi dava l’opportunità di vedere che cosa si muoveva nella scena punk fuori Londra (finalmente). L’attitudine della gente, i discorsi, i posti, la differenza con quello a cui ero abituata in Europa e in particolare con l’Italia.

In contemporanea a casa, io e le altre, eravamo in fermento per l’uscita della nostra prima zine collettiva femminista, LesCostumizzed, che affrontava diverse tematiche da un posizionamento di genere. In tempi non sospetti, scagliava nel pogo friulano il tema del sessismo e degli abusi durante i concerti punk.

Era un argomento che masticavo e sul quale avevo molta voglia di confrontarmi. In UK però sembrava tutto “un problema italiano” che lì “non ci sono uomini e donne, ma solo punx” e che il marpionaggio insistente era ‘na roba un po’ culturale… che non gli apparteneva, (come la pizza e il mandolino per capirci…). Insomma, lì zero problemi….
Girovagando tra i tavoli delle distro però il materiale esposto parlava tutta un’altra lingua. Le zine o i flyers raccontavano le storie e le testimonianze di tantissime donne sopravvissute ad esperienze anche brutali accadute a concerti e festival e che prendevano posizione sulla necessità di costruire safer spaces per tuttx.

In particolare mi ricordo e conservo ancora una serie di flyers, dalla grafica molto curata sul consenso e la “rape culture” nella scena punk inglese, autoprodotti dal collettivo “Love sex, hate sexism”. Collettivo nato a seguito di un abuso a Londra, per accrescere consapevolezza sul sessismo e le aggressioni sessuali e sessiste all’interno della comunità, ma anche diffondere informazioni su una sessualità sicura e consapevole. Perché l’autotutela nostra e delle persone con cui condividiamo gli spazi è fondamentale.
Trovo che portare alla luce le esperienze dirette sia sempre il modo migliore per sollevare un problema che altrimenti rimarrebbe invisibile ed è anche catartico per chi condivide.

Chiamata a condividere storie, pensieri, riflessioni

Mi piacerebbe lanciare una chiamata a condividere storie, pensieri, riflessioni, aspettative sotto racconto, testimonianza o disegni o quel che vi va, che possano essere un punto di partenza per fare critica e autocritica all’interno della scena punk e più ampiamente DIY. Perché la comunità in cui viviamo abbia basi solide reali e dire di essere antisessistx e lottare contro la omo-trans fobia e l’etero-cisnormatività non sia un vuoto slogan che fa figo, ma delle istanze assunte per la creazione di spazi sicuri davvero per tuttx.

Se avete storie che vi sentite di condividere o per qualsiasi domanda (anche su come vorreste che ne parlassimo) scrivete a lescostumizzed@inventati.org 

Se siete bravx a disegnare possiamo pensare a creare una serie di flyer da far girare ai concerti e sulle nostre distro come quelli qui sotto di cui vi parlavo sopra!


B. Chiddo

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