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Krav Boca – City Hackers

City Hackers, un album dei Krav Boca transculturale e transgenerazionale

Molti di voi conosceranno già i Krav Boca, soprattutto per gli spettacolari live che hanno toccato più volte anche la nostra penisola. La formazione, con base a Tolosa ma comprendente elementi di origine francese, greca e marocchina, è composta di tre voci, mandolino, batteria, basso, chitarra, e un performer.

«City Hackers», il quarto album del gruppo, è uscito significativamente il primo maggio 2020, in piena emergenza sanitaria. Per questo motivo è stato messo a disposizione in download gratuito su Bandcamp e dedicato a «operatori sanitari, cassieri, postini, camionisti, fattorini, operatori ecologici, gilet gialli e tutti coloro che in prima linea combattono e rischiano».

La copertina, disegnata da Momo Tus in tempi non sospetti, risulta tristemente premonitrice: presenta infatti un violinista che, indossando una maschera antigas, si esibisce in una piazza gremita.

Una delle caratteristiche principali dei Krav Boca è il mix apparentemente azzardato di elementi eterogenei. La loro musica è al tempo stesso rap e punk, world e metal. Nel loro calderone, posto al centro del Mediterraneo, si mescolano senza perdere la loro identità culture e linguaggi differenti. Al francese, lingua principale dei testi, si aggiungono in questo album i contributi dei numerosi artisti ospiti: lo spagnolo di Chata Flores, rapper di Saragozza, in «Souterrain», il greco di Speira e Zafina, rispettivamente in «Gas Mask» e «Poison», la voce e la lira di Aeon, musicista cretese, in «City Hackers», l’arabo di Al Nasser in «Carte Postale», l’italiano dei My Own Voice in «Crust Riot».

Il risultato è un album transculturale e transgenerazionale in cui il parlato del rap si arrampica agilmente sia sulle sonorità più tradizionali di strumenti come il mandolino e la lira, che su quelle aggressive di chitarre distorte e ritmiche incalzanti.

I testi, dal contenuto principalmente rivendicativo, descrivono scenari urbani di lotta contro l’ineguaglianza e la sopraffazione, ma c’è spazio anche per una dichiarazione d’amore per un inseparabile compagno di viaggio: il furgone della band («Camtar»). Sul sito ufficiale dei Krav Boca sono presenti molti dei testi corredati dalla traduzione in inglese (qui), e vi invito a consultarli anche per una lettura alla luce della più recente e drammatica attualità. Una frase fra tutte mi risuona in testa, come profetica risposta alla domanda: usciremo migliorati da tutto questo? «Le vrai visage des gens se dévoile dans la galère», il vero volto delle persone si rivela nelle difficoltà. A voi trarre le conclusioni.

Elvira Cuomo

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